ACQUISIZIONE E
SVILUPPO del LINGUAGGIO
PREMESSA GENERALE
E' presente in tutti i bambini una disponibilità, geneticamente trasmessa,
a decifrare ed imparare sistemi di comunicazione convenzionali (tipici del suo gruppo
sociale): il LINGUAGGIO.
Il linguaggio si presenta nella sua generalità sia come oggetto di apprendimento,
in quanto forma linguistica, sia come strumento comunicativo, capace di attendere
alla duplice funzione pragmatica (uso nella lingua nella dimensione sociale
ed interpersonale) e matetica (capace di organizzare il cognitivo e le conoscenze).
Lo studioso Lennenberg individua nei primi 2/3 anni il periodo di speech readiness,
di massima attitudine all'apprendimento verbale, indipendentemente dalla complessità
del codice. La progressione dello sviluppo del linguaggio si configura per PERIODI
o STADI che gradualmente precisano e differenziano gli elementi fonologici, morfologici,
semantici e sintattici.
Tale disponibilità, legata anche alla plasticità neuropsicologica
del bambino, decresce gradualmente con il passare del tempo. L'accesso a strutture
fonologiche e sintattiche tipiche del linguaggio umano è precluso dal limite
segnato dall'epoca della maturità sessuale, laddove invece l'espansione del
vocabolario procede per l'intero arco della vita.

Fisiologicamente la funzione verbale, specifica solamente nell'uomo, si sviluppa
grazie alla particolarità anatomica dell'apparato fonatorio e alla struttura
neurale del cervello. Senza analogie nel mondo animale l'apparato vocale
dell'uomo (denominato tratto vocale di Lieberman - zona chiara dell'immagine,
bocca, cavità nasale, laringe e faringe), capace di produrre e modulare tutti
i suoni distintivi delle lingue, è costituito in maniera tale da permettere
una sola funzione per volta: respirazione, deglutizione, e fonazione.
La conoscenza delle fasi di sviluppo e di maturazione del linguaggio dei bambini
rappresenta un'indispensabile criterio per valutazioni diagnostiche e interventi
rieducativi, stimolando situazioni di ritardo verbale.
Precisiamo che situazioni di disfluenza rappresentano quadri naturali e transitori
in una fase d'immaturità del linguaggio che non necessitano di interventi
diretti sul bambino ma, opportunamente vagliate, sulla relazione e la comunicazione
familiare al fine di recuperare un clima di naturalezza e spontaneità che
favorisce e sostiene la maturazione globale dello stesso.
Presentando una periodizzazione dello sviluppo del linguaggio infantile è
necessario sottolineare come si tratta di indicazioni generali che non possono
e non devono rappresentare limiti temporali rigidi e validi per tutti i bambini.
La ultima sezione, IL CAMMINO VERSO IL LINGUAGGIO,
presenta discorsivamente per i genitori il percorso per gradi descritto di
seguito in termini più specialistici, intendendo offrire un utile strumento
di conoscenza della vita del bambino.
Il GLOSSARIO nell'ultima parte potrà
aiutare il visitatore nella comprensione dei termini specifici.
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STADIO PRELINGUISTICO
da 0 a 10-12 mesi
Considerazioni generali
La studiosa Sinclair De Zwart H. specifica come il periodo prelinguistico è
reso possibile dall'abilità di rappresentarsi mentalmente la realtà.
Il bambino prima "pensa" l'oggetto e l'ambiente circostante e solamente in seguito
individua secondo un processo di scoperta le varie forme linguistiche con cui codificarlo.
L'operatività cognitiva si nutre dell'attività motoria del bambino
precedendo la produzione del linguaggio e la comprensione dello stesso.
Gli atti perlocutori (piangere, sorridere, prendere, toccare, ecc.) sono
il suo principale repertorio comunicativo finalizzati ai bisogni primari. Impara
a riprodurli consapevolmente e volontariamente con una esplicita intenzionalità
comunicativa (anche la suzione rientra a pieno titolo in questo repertorio). Mimica
e gestualità posturale appoggiano le variazione di intonazione ritmo vocale
connotando a comunicazione.
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Vagito - Primo tentativo vocalico del neonato. Valore progressivamente espressivo
che giunge al dittongo. Le produzioni sonore sembrano essere casuali e non intenzionali
senza simbolizzazione. Nei primi tre mesi la produzione vocalica si accompagna ed
è scatenata dal movimento corporeo, accompagnandosi alla tensione scaricata
nel pianto.
In queste rudimentali vocalizzazioni si riconoscono suoni sia di tipo vocalico (prevalenza
di (e) aperta), sia di tipo consonantico (prevalenza di nasali e velari).
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3 mesi
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VERSO IL CONTROLLO ARTICOLATORIO
dai 4-5 mesi ai 10-12 mesi
Considerazioni generali
Dal quarto mese in poi (fino al settimo circa) la migliorata coordinazione orofaringea
realizza nella fusione di suoni e di rumori la ripetizione ludica di sillabe: la
lallazione (consonante + vocale, dal tedesco "lallen", "balbettio"). E' la
lallazione che sviluppa e precisa il controllo motorio della produzione sonora portando
il bambino a mutare, esercitando, senza intenzionalità alcuna posture articolari
realizzando suoni diversi, costruendo sequenziali catene di movimenti articolatori
indispensabili per la fluenza, associando suoni e posture degli organi della fonazioni
grazie alle sensazioni acustiche e propriocettive.
Lallazione - "Ripetizione di sillabe uguali, con ritmo respiratorio uguale
a quello del linguaggio articolato, senza contenuto designativo specifico, senza
alcuna finalità cosciente" (Stern).
Fra il secondo e il quinto/sesto mese il bambino inizia ad esercitare un controllo
su alcuni elementi della produzione vocalica in particolare nella durata e nell'intensità,
permettendo alla mamma di riconoscere il pianto di fame, il pianto di capriccio,
ecc.
Contemporaneamente il bambino sviluppa la capacità di localizzare le sorgenti
sonore, reagendo a suoni armonici e distesi quali quelli della voce umana che riconosce
(madre). Esercita la percezione e l'acuità sonora simultaneamente alla lallazione
ed in seguito al parlare costituito.
Lo sviluppo articolatorio necessita sia della maturazione della percezione
uditiva che della coordinazione neuromuscolare-cordale (che procede da attivazioni
dinamiche quali la deglutizione, la masticazione, la suzione, fino all'articolazione
delle parole). Discriminare un suono e possibilità di costruirlo sono strettamente
connesse e dipendenti.
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STADIO della LALLAZIONE
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I° periodo
Interazione aritmica di sillabe
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5-6 mesi
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II° periodo
Lallazione modulata. L'articolazione dei suoni diviene più chiara
in entrata, particolarmente con la madre, ma anche in uscita.
E' da precisare che il cervello del bambino è in grado di rappresentare ed
evocare oggetti e/o situazioni molto prima di essere in grado di pronunciare una
parola.
In tale periodo il bambino, con la comparsa della rappresentazione mentale
giunge alla comprensione delle prime parole. Espande il suo patrimonio comunicativo
con atti illocutori: offre, porge, indica, prende, ecc. Realizza scambi verbali
di tipo ludico sia in sequenza che simultaneamente (all'unisono), rafforzando il
sentimento di fiducia nell'altro.
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7-9 mesi
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III° periodo
Lallazione comunicativa. Fase iniziale dell'imitazione.
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9-11 mesi
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IV° periodo
Fonema affettivo. Un fonema particolare viene associato sempre alla stessa
gestualità. Si inaugura l'associazione indice-suono-oggetto. La comunicazione
acquista un carattere spiccatamente volitivo, legata all'oggetto e alla persona.
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11-12 mesi
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V° periodo
Fonema indicativo. Il linguaggio nelle sue parti elementari acquista valore
segnico, indicando un oggetto specifico. E' lo sviluppo della frase precedente.
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12-13 mesi
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ECOLALIA
Considerazioni generali
Dalla ripetizione della stessa sillaba il bambino ottiene variazioni sonore grazie
al prolungamento della vocale, al rallentamento e all' accelerazione del ritmo di
emissione del fiato, giungendo alla produzione di una sillaba del tutto nuova.
Durante la fase della lallazione o immediatamente dopo esordisce il periodo dell'ecolalia
rappresentato dal tentativo del bambino di imitare i modelli sonori appena uditi.
All'iniziale ecolalia tonematica (centrata sull'intonazione, accentazione
e scelta di ritmi omogenei), seguono melodie ritmiche diverse utilizzati per indicare
intenzioni e desideri differenti. Il bambino vocalizza le sue emozioni prima di
potere esprimere i suoi pensieri.
Grazie a repertori ritmici, a modulazioni di tono e di intensità il bambino
raggiunge una comunicazione più intenzionale.
Da questa maturazione del sistema vocalico (dall'inizio fino a questo momento) procedono
sistemi fondamentali per la comunicazione, modificati nel corso della vita: il sollievo
dal disagio attraverso il pianto o il grido, l'espressione delle emozioni attraverso
l'utilizzo dell'intonazione e della frase (si pensi ai registri che il bambino utilizza
a livello sociale per trasformare i propri enunciati in espressioni di collera,
ansia, gioia, etc.).
Infine il sistema di coordinamento vocale attraverso il controllo uditivo e propriocettivo
delle varie posture del tratto vocale impegnato nella produzione delle parole, gli
consentiranno di impadronirsi compiutamente del complesso sistema fonologica della
lingua.
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STADIO INTERLINGUISTICO PRIMARIO
dai 18 ai 36 mesi
Considerazioni generali
Il linguaggio in questo periodo stimola ed organizza funzionalmente i pensieri e
i suoi oggetti, senza tuttavia consentire al bambino di utilizzarli per finalità
operative senza avere un riferimento concreto. Molta di questa fase viene impiegata
per sviluppare e consolidare il sistema fonologico, sintattico e il vocabolario,
precisando i contenuti mentali.
L'intenzione comunicativa del bambino si sviluppa e di arricchisce differenziandosi.
Fra il 12° e il 20° mese il bambino tocca gli oggetti denominadoli, chiede
aiuto attraverso il gesto, chiama per attirare l'attenzione, saluta con la mano
anche quando va via pronunciando la parola ciao, risponde in maniera elementare,
resiste e protesta, ripete quello che sente dire esercitando ludicamente nell'esercizio
vocalico.
Il bambino procedendo ancora oltre inaugura il suo "domandare" notizie sull'ambiente
circostante, gioca a far finta immaginando, tentando di raccontare. Aumentano i
suoi contatti e scambi comunicativi con gli altri, variando e modulando il livello
delle sue risposte e delle sue comunicazioni a seconda delle persona o delle situazioni
in cui si trova.
Dai due anni aumentano le frasi complesse, l'utilizzo delle congiunzioni
(e, ma, perchè) consente di costruire più frasi semplici di seguito
oppure d'innestare un pensiero nell'altro. I bambini comprendono domande che comportano
una risposta affermativa o negativa quando introdotto da pronomi o avverbi interrogativi.
Procedono invece più gradualmente le frasi negative rispetto a quelle
affermative, anche se nella fase olofrastica è presente nel bambino l'espressione
di una negazione (no latte!..).
La competenza comunicativa e le routine sociali aumentano con quell'elementare conversazione
tra la mamma e il bambino in cui la prima arricchisce e amplia i tentativi minimi
del figlio interpretandoli affettivamente e realisticamente. Il dialogo con
i "grandi" indirettamente amplia e modella la produzione verbale del bambino, mentre
con i suoi pari assume più le caratteristiche di un soliloquio o monologo
parallelo di tipo egocentrico (piagetiano).
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I° periodo
Periodo della parola-frase (olofrase). Indicativamente dalla fine del primo
al secondo anno. Il bambino è strettamente legato all'intelligenza linguistica
e ai modelli di comunicazione dei genitori.
Intorno ai dodici mesi inizia il periodo baby-talk che
continua fino circa i trentasei mesi, dividendosi in sub-stadi secondo alcuni studiosi.
Il bambino impara a produrre le prime parole comprendendo comandi semplici e poco
articolati. Verso i diciotto mesi compaiono le prime parole senza alcuna
fisionomia fonologica e semantica (significato) tipica del linguaggio adulto.
Nomi e interiezioni costituiscono insieme circa il 50/60% del patrimonio verbale
di un bambino di circa 18 mesi, proporzione che decresce con il passare dell'età.
Progressivamente aumentano la frequenza dei pronomi, dei verbi, degli aggettivi,
delle congiunzioni e preposizioni.
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12-24 mesi
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II° periodo
Periodo dell'elaborazione delocutoria. Il discorso del bambino avviene in
terza persona, esprime giudizi elementari, ricorda nomi e cose senza la loro presenza.
Al bambino che tenta di parlare come i genitori mancano la grammatica e la sintassi,
non precisione circa le coordinate spaziali e temporali.
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fino a 20/21 mesi
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III° periodo
Periodo della frase grammaticale o del "linguaggio costituito". Il bambino
passa dalla terza alla prima persona, utilizzando il pronome personale io.
Costruisce frasi complete, acquistando gradualmente gli elementi grammaticali e
della sintassi (unisce il verbo con l'aggettivo in maniera conforme alle leggi sintattiche).
In questo periodo il bambino inizia a comprendere frasi che si riferiscono a oggetti
e/o situazioni non presenti nel suo campo percettivo.
La produzione linguistica di questo periodo inizialmente è estremamente sintetica,
linguaggio telegrafico, per la mancanza di elementi sintattici connettivi,
pur procedendo l'arricchimento lessicale e la precisione nell'articolazione dei
suoni. Il linguaggio consiste di nomi, verbi e aggettivi, contandosi pochi pronomi
e pochissime congiunzioni (connettivi).
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oltre i due anni
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IV° periodo
Periodo del PERCHE'. Il bambino assimila introiettandole le forme sintattiche
e grammaticali attraverso un'incessante domandare che arricchisce il lessico
e il vocabolario. Questo periodo che inizia verso i due anni è legato alla
qualità e alla quantità delle risposte ricevute dal bambino
da parte dei genitori.
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fino ai 3-4 anni
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STADIO INTERLINGUISTICO SECONDARIO
dai 3-4 ai 7-8 anni
Considerazioni generali
Dai 3-4 anni in poi il bambino dovrebbe raggiungere una normalità espressiva.
Tale sviluppo dipende più di ogni altro momento dalla stimolazione dei genitori
e dalla situazione ambientale. Il modello linguistico dei genitori, la frequenza
serena della scuola materna, il feedback affettivo e verbale con i genitori, rappresentano
fattori catalizzatori di questa maturità verbale.
Il bambino diventa capace di padroneggiare strutture linguistiche complesse, come
l'uso dell'imperativo, del condizionale, ecc. La progressiva comprensione e produzione
delle frasi interrogative manifesta la maturazione del linguaggio.
A rilento invece procede l'apprendimento delle frasi negative rispetto a
quelle affermative, pur sottolineando che nella fase olofrastica il bambino esprime
normalmente la sua volontà negativa e il suo rifiuto.
Lo sviluppo della socialità promossa dalla scolarizzazione materna ed elementare
caratterizza questa fase di sviluppo. Il bambino attraversa da un punto di vista
cognitivo l'ultimo stadio del pensiero preoperatorio, dirigendosi verso la reversibilità
concettuale.
E' il periodo del monologo egocentrico, del pensiero ad alta voce (come lo
interpreta Vygotskij), che anticipando il linguaggio interiore aiuta ludicamente,
come principio regolatore, il pensiero e il comportamento. Gradualmente il bambino
diviene capace di mantenere l'argomento del suo discorso nella conversazione, variandola
a seconda dell'interlocutore, mostrando di potere effettuare congetture sull'altro.
Il gioco simbolico gli consente di interpretare ruoli sociali (il papà,
la mamma, la maestra, il dottore, ecc.).
L'ingresso nella scuola primaria espande e generalizza l'uso delle principali funzioni
interattive del bambino; si perfezionano le modalità con cui si scambiano
le informazioni e si formulano le domande, le funzioni matetiche (immaginari, descrivere,
commentare, valutare secondo riferimenti ad oggetti concreti) emergono con sicurezza
sollecitate dall'ascolta e dalla comprensione di narrazioni fiabesche e racconti
illustrati.
I bambini di 4/6 anni progredendo nella competenza cognitiva riescono a giungere
anche a livelli considerevoli di consapevolezza metalinguistica.
Lo sviluppo e l'espansione del lessico impegna il bambino a coniugare le esigenze
della sintassi (prime regole) e l'organizzazione delle idee. Da questa interna fatica
e in coincidenza con questo sovraccarico sistemico possono presentarsi fenomeni
linguistici scompensati quali esitazioni, e ripetizioni in particolare nell'esordio
della frase, dando origine a disfluenze.
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STADIO LINGUISTICO
dai 7-8 anni
Considerazioni generali
Completato il controllo del sistema fonologico con la produzione chiara di
fonemi complessi quali la consonante liquida / r /, dei gruppi policonsonantici
(es. / str /) e delle parole di qualsiasi lunghezza, l'acquisizione del linguaggio
può definirsi compiuta.
Il raggiungimento di questo stadio non è tuttavia l'esito dell'età
ma anche il risultato del pensiero e del suo livello di astrazione.
Apprendimenti quali la storia, la geografia sono possibili unicamente per la possibilità
del bambino di utilizzare lo strumento linguistico senza riferimenti sensoriali
concreti (spazio) e temporali. Il vocabolario si espande in assenza del riferimento
alle esperienze vissute.
Lo stile narrativo, descrittivo ed espositivo tipici del discorso si consolidano
grazie alla scolarizzazione e grazie anche ad una sintassi resa versatile dall'uso
dei modi verbali.
Verso gli 11-12 anni il codice linguistico può considerarsi, da un punto
di vista strutturale sia fonologico che sintattico, evolutivamente
compiuto, mentre le modalità cognitive e l'espansione del vocabolario rimangono
in permanente evoluzione durante tutto l'arco della vita.
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PENSIERO E LINGUAGGIO
SKINNER - PIAGET - VYGOTSKIJ
Con questa breve sezione vogliamo fornire il lettore di elementi ulteriori per approfondire
lo studio del rapporto tra funzione cognitiva e funzione verbale nel quadro
evolutivo infantile.
La presentazione sintetica delle conclusioni scientifiche di tre fondamentali studiosi
contemporanei quali B.F.Skinner, J.Piaget e L.S.Vygotskij danno il senso
della fondamentalità di una domanda in tale direzione.
Per Skinner il linguaggio è un comportamento verbale acquisito allo
stesso modo di qualsiasi altro comportamento.
L'apprendimento linguistico del bambino si lega ad una attività di tipo motorio.
In particolare i bambini costruiscono i significati delle parole non come categorie
astratte ma come se fossero delle vere e proprie etichette associate ad oggetti
o situazioni reali.
Piaget considera la capacità del bambino di rappresentarsi mentalmente
le azioni come il presupposto base per l'acquisizione del linguaggio.
Solo dopo i due anni il bambino, raggiungendo il sottostadio della rappresentazione
simbolica, con il gioco del far finta, comincia ad usare un oggetto per
rappresentarne un altro. In seguito a ciò egli incomincia a mettere insieme
i fonemi per formare una parola che a sua volta rappresenta qualcos'altro.
Piaget non sostiene che il linguaggio sia un prerequisito per lo sviluppo del pensiero,
ma solamente che tra il pensiero e il linguaggio esiste una circolarità genetica
in cui nessuna funzione è causa o effetto dell'altra. L'appoggio reciproco
è necessario perché il p. ed l. dipendono dall'intelligenza che è
comunque anteriore al linguaggio.
Nel periodo preoperatorio in cui le attività del pensiero del bambino sono
di tipo egocentrico, anche il linguaggio ha caratteristiche egocentriche e sincretiche
(globale), è caratteristica da un punto di vista linguistico la mancanza
di rapporti sintattici tra i componenti della frase.
Il linguaggio diventa SOCIALIZZATO solo quando il pensiero acquista la caratteristica
di reversibilità, consente il decentramento cognitivo.
Per Vygotskij nella fase iniziale della vita del bambino non c'è alcun
legame tra pensiero e linguaggio e nessun rapporto di reciproca dipendenza. La relazione
tra questi si crea soltanto durante lo sviluppo della coscienza, ed è il
linguaggio attraverso la comunicazione che organizza in modo qualitativo le categorie
del pensiero.
In particolare Il linguaggio durante la crescita viene a determinare maggiormente
i contenuti del pensiero, proprio per l'importanza sociale della trasmissione
delle conoscenze.
Al contrario di Piaget il linguaggio ha inizialmente la forma di comunicazione
sociale e solo successivamente si accompagna un linguaggio interiore, molto simile
al linguaggio di tipo egocentrico. Questo all'opposto di quanto sosteneva Piaget
non scompare mai, favorendo il bambino e accompagnando le fasi strategiche di soluzione
dei problemi reali.
Il linguaggio ed il pensiero che originariamente erano indipendenti finiscono così
per integrarsi in un processo d'interazione reciproca.
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IL CAMMINO VERSO IL LINGUAGGIO
Mappa di riferimento per i genitori di bambini fino ai tre/quattro anni.
Inizialmente la maturazione della muscolatura della bocca e la capacità di
feedback acustico (suono-orecchio) spingono il bambino a produrre e provare forme
articolari e suoni inizialmente semplici ed isolate (ma - pa - ta...), ma in seguito
sempre più complesse (ma-ma / pa-pa / ba-ba...).
Tali sequenze sonore non sembrano aver un significato linguistico ma sono importanti
ai fini comunicativi perché esprimono, mediante modulazioni ritmiche e melodiche
stati emotivi complessi (gioia, sofferenza, rabbia). La lallazione realizza quell'interazione
comunicativa genitore-bambino motivo di gioco vocale reciproco quando, ad esempio,
gli adulti imitano i suoni emessi dal bambino cercando di sollecitarlo a produrne
di nuovi. Nonostante i genitori credono di poter individuare delle "parole" nella
sequenza sonora prodotta in realtà non è così.
Quando il bambino dice "mamama" non chiama ancora la mamma ma rinforza e precisa,
attraverso produzioni verbali tecniche, la sua intenzionalità di richiamare
l'attenzione. La produzione ripetuta della stessa sillaba si sviluppa in concomitanza
con un'importante abilità motoria, cioè quella di battere ripetutamente
con un oggetto. Il bambino aumenta le proprie capacità imitative divertendosi
a provocare l'ambiente circostante. Sembra consapevole del contenuto emotivo del
linguaggio adulto soprattutto dei suoni relativi all'approvazione e ai divieto.
Per questo inizia a gradire le filastrocche, quelle che contengono il suo nome ripetuto,
quelle che denominano, ad esempio accompagnate da sensazioni tattili le varie parti
del corpo o quelle che terminano con un finale dinamico, accompagnato dal cambiamento
di intonazione vocale. Questi giochi permettono al bambino di imparare molte parole
ed espressioni nuove, in quanto vengono ripetute molte volte; consentono di aumentare
la capacità di ascolto e di comprendere anche il concetto di "fare a turno"
(alternanza comunicativa). Infatti a mano a mano che il bambino impara queste filastrocche,
è naturale fare una pausa prima delle battute finali, così il bambino,
che "resta in attesa", si agita o produce dei suoni per indicare che vuole finire
il gioco ed arrivare alla parte più divertente; al completamento della filastrocca,
l'attesa del bambino è soddisfatta.
Verso la fine del primo anno le produzioni vocali del bambino diventano sempre
più intenzionali e significative, gli stessi genitori tentano di dare delle
interpretazioni precise. Si possono ascoltare dei veri e propri discorsi con melodie
e suoni chiaramente articolati, magari prodotti più volte nel corso della
stessa giornata con significato non sempre preciso. Nel passaggio dalla Fase prelinguistica
a quella linguistica sono molto frequenti sequenze di suoni (vocali e consonanti)
simili a parole, ma non sempre tuttavia si è in grado di dar loro un significato
(protoparole). La parola deve presentare, per chiamarsi tale, una coerenza
tra i suoni che produce ed il significato che il bambino attribuisce loro. Se, ad
esempio, il bambino dice "quaqua" ogni volta che vuole indicare e denominare l'acqua,
questa è una parola, in quanto con la stessa sequenza di suoni intende sempre
lo stesso oggetto.
Il bambino, a differenza di quanto avviene per l'adulto, impara a parlare con la
sua fisicità e corporeità. Prima di poter denominare correttamente
un oggetto, il bambino deve farne la sua conoscenza percettivo- sensoriale. Fin
dall'inizio l'oggetto si presenta a più organi di senso: esso è visto,
toccato, odorato, assaggiato, manipolato, agitato, fatto cadere. Sono queste attività
senso-motorie che permettono al bambino di far esperienza dell'altro (oggetto) e
con l'altro, di percepirlo spazialmente, di metterlo in relazione con il proprio
corpo, di valutarne le reazioni nell'adulto.
Generalmente tra i 12 e i 15 mesi il bambino usa le prime parole, dotate
di significato, sia per denominare (parti del corpo, persone, segnali di saluto,
etc.) sia per richiedere. Spesso le parole hanno il valore di vera e propria frase
o possono assumere più significati se usati in contesti diversi e se vengono
prodotte con differente intonazione della voce. Sebbene il bambino usi una sola
parola (olofrase),possiede già un'organizzazione mentale della stessa. In
questo periodo il linguaggio verbale e quello gestuale vengono utilizzati contemporaneamente
ed il gesto può sostituire o rinforzare una parola od un verbo. Al contrario,
quando parola e gesto vengono utilizzati contemporaneamente ma ciascuno con diverso
significato, il bambino sta formulando una frase a due termini (quando ad esempio
porge le mani e contemporaneamente dice mela, in realtà chiede dammi
mela.
Le successive tappe riguardano il passaggio da una gestualità elementare
a strutturazioni di schemi gestuali combinati che permettono al bambino di
descrivere e rappresentare mimicamente un avvenimento anche senza l'uso delle parole.
Molto presto i bambini imparare ad usare alcune parole-azione come "dai,
mostra, metti, dimmi, prendi, ...", e comprendono anche le principali forme verbali
che bloccano un'azione : no, fermo.
Le prime combinazioni episodiche e spontanee di due parole compaiono verso i due
anni e sono del tipo :
- Nome + nome ("papà casa" per segnalare l'arrivo del genitore).
- Nome + verbo ("mamma vieni").
- Nome + aggettivo ("palla verde").
Progressivamente il ricorso al gesto e in genere alla gestualità comincia
ad essere utilizzato sempre meno. Aumenta il numero di parole che il bambino impara
spontaneamente fuori dall'ambito familiare, anche se talvolta pronuncia solo la
parte iniziale e finale, aumentando altresì la comprensione di parole e frasi.
Comunicare implica l'acquisizione di abilità da riferire a quattro aree distinte:
- Fonologica (uso dei suoni, vocali e consonanti, della nostra lingua)
- Sintattica (utilizzo delle regole che permettono la costruzione della frase),
- Semantica (conoscenza del significato delle parole e delle frasi )
- Pragmatica (utilizzo del linguaggio a fini relazionali).
Come qualsiasi altra abilità, anche la comunicazione va educata ed il migliore
sviluppo possibile si realizza (e si promuove) quando il bambino sente di aver un
giusto posto e valore con gli altri. Attraverso il coinvolgimento diretto acquisisce
competenze comunicative e linguistiche partendo da esperienze significative. Tali
esperienze sono inizialmente collegate ai suoi bisogni primari e poi ad avvenimenti
nei quali può impegnarsi ed interagire con altre figure importanti (familiari,
coetanei, ecc.).
A differenza di quanto si pensava nei decenni scorsi, è ormai certo che il
bambino impara prima le parole e poi, solo successivamente, utilizza i suoni delle
prime parole per formarne delle nuove (competenza fonologica). Questo spiega perché,
talvolta, alcune consonanti sono prodotte correttamente in una parola e non in altre,
ed anche perché, per intervenire sulla "pronuncia" di un bambino è
necessario che egli abbia un vocabolario sufficientemente esteso.
Dopo i tre anni il bambino struttura il suo sistema fonologico e, con grande
creatività, produce progressivamente suoni nuovi e sequenze sempre diverse
fino a raggiungere la produzione adulta corretta. Non tutti i suoni raggiungono
la maturità articolatoria con la stessa rapidità: le vocali,
che nella lingua italiana sono piuttosto semplici, sono acquisite velocemente, al
contrario, i dittonghi con più difficoltà.
Fra le consonanti, le bilabiali (/p/ /b/ /m/) sono le prime a comparire.
La difficoltà ad articolare una consonante non dipendono solo dal suono in
se stesso ma anche dalla posizione in cui si trova all'interno della parola e dai
suoni che lo precedono e lo seguono. Questa maturazione è strettamente legate
a dinamiche interne ad ogni bambino, con una grande differenza tra i bambini.
All'inizio della verbalizzazione le parole sono utilizzate insieme all'azione, solamente
in seguito la parola anticipa o evoca, ricordandola, un'azione. La parola è
usata nelle fasi iniziali perché la situazione la richiede e, come l'azione,
essa è sempre parte di un contesto ben determinato.
Successivamente il bambino si serve delle parole anche fuori dal loro contesto abituale
(decontestualizzandole), ad esempio quando pronunciando la parola /papà/
intende indicare l'auto di papà, in quel momento assente, non potendo specificare
che l'auto è quella del papà. La condizione migliore per l'espansione
del lessico e della frase si realizza quando si insegna il bambino contemporaneamente
a fare e a dire.
Durante il periodo dello sviluppo infantile, è bene sottolineare, il linguaggio
è "contemporaneamente oggetto di apprendimento e strumento di pensiero",
intrecciandosi con gli input provenienti dall'ambiente circostante e il clima emotivo
che la relazione familiare riesce ad esprimere.
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BIBLIOGRAFIA
Forniamo in vista di un approfondimento specifico una selezione di testi e classici
della letteratura scientifica infantile, con particolare riferimento al rapporto
linguaggio e sviluppo cognitivo,linguaggio e psiche, comportamento
verbale e comunicazione, problemi di linguaggio e comunicazione.
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- Bruner J., Il linguaggio del bambino, Armando, 1987.
- Barbieri M.S., Gli inizi del linguaggio: aspetti cognitivi e comunicativi,
La Nuova Italia, 1986.
- Piaget J., La nascita dell'intelligenza nel fanciullo, Giunti Barbera,
1968.
- Piaget J., Il linguaggio e il pensiero del fanciullo, Ed. Universitario,
1955.
- Skinner B.F., Il comportamento verbale, Armando, 1976.
- Vygotskij L.S., Pensiero e linguaggio, Giunti, 1966.
- Woodward M.W., Psicologia dello sviluppo cognitivo, Il Mulino, 1973.
- Francescato G., Il linguaggio Infantile, Strutturazione e apprendimento.
Einaudi 1973.
- Volterra V., Lo sviluppo del linguaggio nel bambino. In Croatto
L., (a cura di): Trattato di foniatria e logopedia, La Garandola, Padova.
- Levi G., Capozzi F., Parisi C., Rizzo M.C. Comprensione verbale e integrazione
pratto-gnosciche. Neuropsichiatria Infantile, 1979, 215:489-507.
- Moerk E., Pragmatic and semantic aspects of early language development.
University Park Press, Baltimore, 1977.
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GLOSSARIO
- ABILITA' FONOLOGICA - uso dei suoni, vocali e consonanti,
della nostra lingua.
- ABILITA' GRAMMATICALE-SINTATTICA - utilizzo delle
regole che permettono la costruzione della frase.
- ABILITA' SEMANTICA - conoscenza del significato delle
parole e delle frasi.
- ABILITA' PRAGMATICA - utilizzo del linguaggio a fini
relazionali.
- FONOLOGIA - Sezione della linguistica riguarda le
regole di combinazione dei fonemi della lingua. Il sistema fonologico italiano
comprende le vocali e le consonanti.
- FONETICA - Scienza che studia i tratti distintivi
dei suoni che svolgono attività fonemica (in quanto mezzo fisico di comunicazione).
- FONEMA - Il fonema rappresenta la più
piccola parte SONORA, in una successione di parole data, priva di significato, che
combinandosi con altri fonemi realizzano le parole. Sostituito all'interno di una
parola può mutare il significato della stessa. Nella lingua orale il fonema
è costituito dalle onde sonore emesse da chi parla in vista del messaggio.
Nella lingua scritta talvolta può non corrispondere ad una singola lettera
(es. /c/ duro in italiano seguito dalla vocale e, che si scrive che).
- MORFOLOGIA - Sezione della linguistica studio le
diverse modalità con cui si realizzano, anche in vista della loro funzionalità,
le parole di una lingua. I fonemi che da soli non hanno significato,
tranne nei suoni vocalici (monosillabi a, e, i, o), combinandosi in sequenza
formano morfemi, che rappresentano le più piccole unità
linguistiche capaci di comunicare significati.
- SINTASSI - Si occupa delle regole di relazione tra
le parole in vista della formazione di frasi, utilizzando sia l'ordine particolare
delle parole che elementi particolari chiamati morfemi. Questi possono essere
combinati (dando luogo alle desinenze) oppure isolati (congiunzioni, preposizioni,
particelle con funzioni diverse).
- SEMANTICA -Ramo della linguistica che studia il significato
dei simboli e dei loro raggruppamenti. Riguardo le lingue, studia il significato
delle parole, delle frasi e dei singoli enunciati.
- VOCALE - Suono prodotto dall'emissione d'aria che
non incontra occlusioni, ostacoli o restringimenti nel canale e nella cavità
orale. Si realizzano vocali brevi, lunghe, vocali aperte, chiuse,
vocali toniche, atone. Nella lingua italiana le vocali sono sette
(e / o, possono avere un suono aperto o chiuso) ma i segni che le rappresentano
sono cinque.
- CONSONANTE - La consonante (dal latino con-sonare)
offre il suo suono ad un altro suono. Da un punto di vista fonetico è un
suono (aperiodico, a differenza del suono periodico rappresentato dalla vocale)
articolato dalla lingua che viene pronunziato col canale orale chiuso o semichiuso
e che non può formare sillaba da solo (si contrappone alla vocale, che è
sonorizzata con il canale orale aperto e può far sillaba da sola).
- EGOCENTRISMO - Nell'epistemologia genetica di J.
Piaget è la caratteristica iniziale del pensiero infantile secondo cui il
bambino non considera la possibilità di punti di vista diversi dal proprio.
- SINCRETISMO - SINCRETICO - Tendenza del pensiero
infantile a percepire secondo una modalità globale dove il "tutto
è legato al tutto" (Piaget).
- REALISMO - Caratteristica del pensiero infantile,
nella visione piagetiana, di riconoscere come reale solamente ciò che è
percepibile (presente ai sensi) e oggettivo.
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ultima modifica: 17 Febbraio 2009