IL PROBLEMA DELLA TERAPIA
Avvertenze e cautele
Nella giungla di terapie e modelli di recupero della balbuzie assistiamo in Italia ad una vera "corsa" tra svariate proposte, un eclettismo di metodiche non giustificate scientificamente, talvolta sostenute da messaggi pubblicitari riduttivi e puramente commerciali, che disorientano chi deve intraprendere e scegliere un percorso di terapia così delicato che coinvolge aspetti importanti della personalità.
Il nostro centro ritiene che il rapporto di fiducia terapeutica debba fondarsi su una conoscenza sicura della prospettiva proposta, della scientificità dei metodi, e della ragionevolezza del percorso strutturato per la cura della balbuzie.
La balbuzie nella nostra esperienza professionale può essere trattata efficacemente e con successo, ma ricordiamo che è un percorso che richiede desiderio, impegno e tempo.
Molti sono i terapeuti, ma altrettanti sono quelli che occupano l'orizzonte rieducativo senza troppa professionalità e prudenza, laddove invece risulta necessaria l'esperienza e la competenza, in particolare quando il trattamento in età precoce (prevenzione) riduce sensibilmente il fissarsi del disturbo in età adolescenziale e adulta.
Thomas Krall Keynote (speech given in occasione del III° congresso dell'IFA - INTERNATIONAL FLUENCY ASSOCIATION, Nighborg, Danimarca, agosto 2000) ha affermato che "....controllare la balbuzie e parlare con fluenza sono spesso un'esperienza di vita quanto imparare uno strumento musicale, uno sport o una seconda lingua e coinvolgono l'intero corso della vita...Scegliere il metodo migliore di terapia della balbuzie, continua Krall, è una scelta difficile. Il prof. tedesco Fiedler nel 1993 scriveva che "ogni metodo aiuta"...ora dire che ogni metodo aiuta equivale sostenere che...ogni insegnante della scuola può insegnare, ogni addestratore di tennis ed ogni insegnante di piano può dare le lezioni...".
Nel dubbio di riuscire a identificare con chiarezza il "metodo migliore per me...", il "terapeuta che meglio può sostenere il percorso del mio recupero verbale e del disagio interno che provo",... riprendiamo i suggerimenti dello specialista americano, Hugo Gregory * che propone un canone di riferimento per il paziente che vuole intraprendere una "terapia" specifica.
E' una sorta di "prontuario" da tenere presente nei colloqui d'approccio con i terapeuti del linguaggio per evitare di incorrere in spiacevoli sorprese.
Gregory sostiene che una valida terapia deve rispettare alcune caratteristiche essenziali per "garantire" il massimo di efficacia. Le riportiamo qui di seguito ritenendole principi imprescindibili del nostro operare:
- Diffidare da soluzioni coreografiche ed immediate che promettono la scomparsa del disturbo; nulla è possibile senza che il soggetto affetto dal disturbo lavori duramente (accompagnato dalla famiglia, nel caso di un bambino) e con tenacia.
- Chiedere fin dall'inizio chiarezza sui tempi della terapia e quali esperienze scientifiche, terapeutiche e di ricerca ha l'istituzione a cui ci si è rivolti.
- Occorre una presa di coscienza del disturbo insieme ad una analisi/accettazione del problema verbale (da approfondire in terapia) prima di pensare di "rimuoverlo".
- Richiedere quali risultati statistici sicuri di "guarigione verbale" sono stati raggiunti da altri soggetti che hanno seguito i percorsi proposti.
- Il percorso di terapia e di "mantenimento" (sarebbe più opportuno parlare di "crescita") della fluenza verbale non deve essere troppo lungo per stimolare autonomie e non "nuove dipendenze".
- Chiedere di potere assistere ad una "seduta di terapia" o confrontarsi durante le prime sedute con chi la sta già seguendo.
* Hugo Gregory emerito professore di scienza della comunicazione,docente, clinico emerito, esperto in disturbi e disordini del linguaggio alla North Western University School of Speech in Canada è stato cofondatore della Stuttering Foundation che si occupa di aiutare ed orientare persone affette da balbuzie. Autore di testi specialistici e dozzine di articoli giornalistici. Presidente di numerose commissioni sui disturbi del linguaggio, ha impiegato le sue energie nella ricerca scientifica e nella terapia clinica per comprendere sempre meglio i disturbi della fluenza.
ultima modifica: 17 Agosto 2010