GUIDA DOMESTICA PER I GENITORI

* Estratto di uno studio
in corso di stampa

PREVENZIONE RIEDUCATIVA ©

Questa nuova sezione curata dal "Dipartimento di Prevenzione" del CILD intende proporre ai genitori un PERCORSO DI ATTITUDINI E COMPORTAMENTI che si possono adottare a casa nei confronti dei bambini che iniziano a presentare lievi disfluenze ed esitazioni verbali, recuperando quel sentimento positivo dell'agire indispensabile per accompagnarlo quotidianamente nel gioco delle parole e nel recupero della fluenza. Un percorso quotidiano da condividere, da valorizzare per valorizzarsi

Parliamo di un profilo di PREVENZIONE RIEDUCATIVA, intendendo con questa apparente contraddizione terminologica un orizzonte di interventi sistemici con i genitori e i bambini che vogliono ridurre al minimo il rischio che il bambino sviluppi e stabilizzi una condizione di “sofferenza verbale e personale” quale la balbuzie.

Tale considerazione, frutto di una esperienza ventennale nel campo della riabilitazione della balbuzie, ci ha portato ad assumere un atteggiamento meno attendista e più interventista, nei confronti di una patologia che, contrariamente a quello che si crede, può essere meglio contenuta se si interviene precocemente, evitandone la cronicizzazione

Da un punto clinico sottolineiamo il fondamentale ruolo dei genitori vera risorsa "terapeutica" per il bambino, interno alla sua sensibilità, coinvolto e partecipe dinamicamente nel suo processo di crescita. La disfluenza ed in genere il disturbo balbuzie è un problema che coinvolge non solo il bambino ma altresì il suo ascoltatore. Tale affermazione è plausibile nell’età infantile

Questa affermazione risulta particolarmente valida quando ci si riferisce ai bambini piccoli, per i quali le difficoltà di fluenza possono non costituire un problema, mentre per i genitori, e successivamente per gli insegnanti, le stesse difficoltà possono essere fonte di grande preoccupazione ed ansia

E' fondamentale evitare che il bambino acquisti familiarità al "suono" (alterato) del suo linguaggio, dei suoi blocchi, delle sue ripetizioni, per evitare la “fissazione” acustica del modello fonetico esitante.

Le note che seguono sono generali, alcune forse difficili da considerare, forse alcuni troveranno di poca utilità alcuni consigli o proposte. Non cercate di realizzare tutto, subito, procedete con gradualità scegliendo alcune indicazioni per iniziare. Considerate che nulla funziona subito e che molte volte la continuità nella proposta rappresenta il vero criterio del successo di un progetto. Scartate quello che vi sembra non inserirsi opportunamente nel profilo della difficoltà del vostro bambino.

Una provocazione: Provate ad immaginare cosa il vostro bambino ritiene della sua disfluenza.

Messi al suo posto cosa riterreste? Cosa pensereste? Cosa desiderereste che gli altri facessero?

 

COSA FARE SE BALBETTA ©

Di seguito troverete, in uno sforzo di sintesi e di tabulazione, le nostre linee d'approccio, di consiglio per un contenimento ed una risposta positiva delle disfluenze infantile in ambito familiare. Alcune di queste sono proposte e modalità relative alla comunicazione ed alla relazione condivise dalla ricerca teorica e specialistica a livello internazionale.

 

  • E’ inutile invitare il vostro bambino a rallentare il linguaggio. Considerate quanto per noi adulti sia difficile modificare la velocità della comunicazione. Non chiediamo al bambino comportamenti che non possiamo condividere.
  • Dire al vostro bambino di pensare prima di parlare alla frase da pronunciare ha un effetto di breve durata. Può spesso invece aggiungere “frustrazione”.
  • Mostrate disponibilità all'ascolto, attenzione al « cosa dice » piuttosto che al « come lo dice », chiarendo un'affezione incondizionata al bambino.
  • Utilizzate un linguaggio facile, semplice, morbido, rallentato, offrendo un "modello" verbale ed articolare chiaro e preciso, in particolare dopo aver ascoltato la difficoltà del bambino, senza scadere nell'artificiosità e "stranezza".
  • Modellate il vostro linguaggio senza anormalità, lentamente e con frequenti pause d'accentazione.
  • Modellate l'eloquio in modo disteso, consigliando la stessa modalità agli altri membri della famiglia.
  • Per stimolare il bambino al raggiungimento della fluidità  utilizzate un livello di comunicazione meno complesso ed articolato, privilegiando un vocabolario elementare e frasi corte.
  • Non interrompete il bambino: anticipare le frasi o finire il discorso di un bambino che balbetta è frustrante
  • Nella conversazione rispettate i "turni" d'inserimento verbale e non sovrapponetevi mentre si parla.
  • Attendete che termini la sua frase e il suo discorso con disponibilità e attenzione. Non terminarela frase in presenza di un blocco.
  • Fate uso di pause nel discorso e nella comunicazione; aumentando la pause tra una richiesta e la sua risposta distenderete e tranquillizzerete la relazione.
  • Fate una pausa di qualche secondo prima di rispondere al vostro bambino. Questa modalità meno affrettata di parlare “comunica” al piccolo una minore pressione della relazione.
  • Offrite una minore pressione "temporale" al linguaggio" del bambino; questo gli farà percepireun clima di distensione e tranquillità. Tale modalità consentirà una migliore coordinazione dell'articolazione delle parole ed una maggior tempo per costruire e modellare le "rappresentazioni mentali interne".
  • Prendete la consuetudine di commentare singole situazioni o momenti del fare (discorso parallelo), piuttosto che porre frequenti domande che affaticano il bambino. 
  • Durante i momenti o le giornate di maggiore difficoltà verbale offrite al bambino le più ampie occasioni di linguaggio e la possibilità di parlare liberamente stimolato da percorsi ludici a lui particolarmente interessanti e gradevoli.
  • Organizzate percorsi e momenti di attività non-verbali, di costruzione, di gioco, ecc., che possano "scaricare" ed alleggerire la tensione verbale, valorizzando forme comunicative alternative.
  • Valorizzate forme di comunicazione non verbale in particolare affettive.
  • Limitate le “competizioni verbali" quali ad esempio obbligare a raccontare eventi ad amici o parenti, al fine di contenere la « pressione » riguardo l’attesa del livello di costruzione verbale del bambino.
  • Evitate reazioni emotive ai blocchi verbali quali una particolare mimica del volto o il distogliere lo sguardo.
  • Preparate il bambino ad affrontare situazioni nuove simulando l'evento, tranquillizzando i suoi livelli d'eccitazione ed ansia naturali. Accogliete le sue paure e le sue fatiche emotive non banalizzandole, strutturando la disponibilità a comunicare i suoi stati d’animo.
  • Non evidenziate al bambino le sue difficoltà verbali. Invitandolo alla « calma », a « prendere il fiato », «a parlare lentamente», ad «aprire di più la bocca»,  a «rallentare», a "pensare a quello che deve dire" si comunica la sua "diversità", si comunicano forti livelli d'ansia che appartengono all'adulto.
  • Il vostro bambino "vive la difficoltà" da un punto di vista articolare, meccanico, come sforzo, tuttavia è da ritenere che questa non sia accompagnata da “sentimenti interni” negativi; almeno nella fase molto precoce il bambino non"prova" interiormente ancora la difficoltà. Il bambino potrebbe interpretare il vostro stimolo “correttivo” come un rimprovero riguardo la sua incapacità a parlare come gli altri.
  • Quando la difficoltà del discorso vi è sembra eccessiva, potete ripetere la frase del vostro bambino quasi a sottolinearne l’importanza. Questo gli faciliterà la comprensione del modello fonetico chiaro di riferimento, rappresentando un aiuto concreto.
  • Il vostro invito a parlare spingono il bambino a prendersi carico della sua esecuzione verbale, del modo di comunicare. Questo potrebbe compromettere il carattere di spontaneità e naturalezza del suo linguaggio.
  • Se il bambino vi sottolinea la sua difficoltà verbale, presentategli il fatto che tutte le persone hanno difficoltà ed esitazioni verbali quando sono stanchi e particolarmente agitati.
  • Evidenziate e sottolineate le sue qualità, le sue capacità e i suoi punti di forza.
  • Ricordare che molti bambini fino a 6/7 anni presentano disfluenze normali fisiologiche e di sviluppo in un quadro personale assolutamente normale e non logopatico, difficoltà che regrediscono naturalmente all'interno di relazioni parentali positive e serene.
  • Ricordarsi che le ripetizioni o i prolungamenti che non richiedono tensione articolare e sforzi nella produzione verbale rappresentano la modalità meno preoccupante di balbuzie.
  • Non evitate al vostro bambini le normali richieste e responsabilità dei bambini della sua età.
  • Non forzate il vostro bambino parlare quando è evidente che è una giornate in cui sono più frequenti le disfluenze.

Questo elenco non vuole rappresentare se non una indicazione di prudenza e di "facilitazione" verbale in vista della crescita del livello di comunicazione globale della famiglia.

 

 

ultima modifica: 10 Febbraio 2010

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