la PREVENZIONE infantile
(2 - 6 anni)
DIAGNOSI DIFFERENZIALE
RICERCA SPERIMENTALE
PREVENZIONE PRIMARIA
ATELIER OPERATIVI (genitori, insegnanti)
COUSELING FAMILIARE PREVENTIVO (2 - 6 anni)
LABORATORI di SOSTEGNO INTEGRATI (genitori)
BALBUZIE PRIMARIA E SECONDARIA
FORUM PERMENENTE
Il nostro MODELLO DI PREVENZIONE PRIMARIA E SECONDARIA DELLA BALBUZIE si struttura realisticamente considerando i soggetti disfluenti e i genitori che circondano evolutivamente il bambino sin dalla nascita nel suo processo di crescita e di sicurezza interiore.
Importanti studi epidemiologici sono concordi nell'indicare tra il 3 e il 10% l'incidenza di disturbi del linguaggio in età prescolare (Levi, Jenkins, Stevenson, Silva, ecc.). Questa percentuale scende considerevolmente con il tempo fino al 2-3 % con l'ingresso in età scolare. Se a questi si aggiungono gli scolari che presentano disturbi dell'apprendimento legati a disturbi relativi alle prassie scolastiche, la percentuale si avvicina quasi al 12/14%.
Tali disturbi nello specifico (linguaggio) riguardano:
- Ritardi di maturazione del linguaggio
- Dislalie funzionali
- Dislalie organiche
- Disartrie di vario genere
- Disfluenze primarie verbali
- Balbuzie e turbe del linguaggio
- Altro
Riguardo leprassie scolastiche (produzione e comprensione) rileviamo:
- Disgrafie
- Disortografie
- Dislessie
- Altro
In particolare, il DISTURBO DI LINGUAGGIO prima dei 3-4 anni è molto diverso dal disturbo che si presenta in seguito (5-6 anni) e ancora diverso dal disturbo che emerge in età adulta. Diverse sono infatti le strutture esterne (sociali e relazionali) ed interne (psicologiche e personali) compromesse nel tempo e negli anni.
E' opinione condivisa dagli studiosi attribuire fondamentale importanza al trattamento precoce di bambini che presentano un linguaggio a rischio di BALBUZIE, considerando i bisogni specifici di ogni bambino.
Il linguaggio comincia a svilupparsi sin dal primo vagito progredendo rapidamente per una lunga fase della vita dell'infanzia. La ricchezza delle cose che circondano il bambino, il desiderio d'esplorazione e la curiosità naturale si traducono nel desiderio di "domandare" e "comunicare" incessante talvolta maggiore delle effettive capacità ed abilità comunicative.
E' facile quindi che il linguaggio del bambino "in fase di rodaggio" presenti difficoltà nella produzione di suoni, con il vocabolario e con la strutturazione delle prime frasi.
Ripetizione di parole, di sillabe, di frasi intere, esitazioni, prolungamenti, talvolta frequente riformulazione della frase, sono fenomeni frequenti nelle prima fasi del linguaggio.
Solo la conoscenza di questi segnali indicatori, come ricorda la Speech Foundation of America, di una balbuzie iniziale, da parte dei genitori permette di ridurre il rischio di fissare un modello verbale disturbato. Questi "segni di disturbo" sono da mettere in relazione con il linguaggio globale del bambino, e nel complesso con quella rete invisibile che è la relazione familiare.
Queste "fatiche verbali" del bambino sono segni discontinui presenti anche in bambini non balbuzienti, tuttavia da tenere sotto stretto controllo.
Parliamo di una BALBUZIE PRIMARIA, apparente e transitoria, tipica dell'età infantile, costituita da fisiologiche e normali disfluenze e da intermittenti esitazioni e ripetizioni sillabiche iniziali, la cui risoluzione è spontanea in circa il 65% dei casi dei bambini in età prescolare, e che con intervento indiretto dà risultati positivi nella maggior parte dei casi.
- "E' una fase di ripetizione di sillabe senza tensione spasmodica o tonica che interviene verso i 3 - 4 anni e che con la balbuzie vera non ha alcun rapporto" (Marcelli, 1995)
Alle FAMIGLIE vogliamo sottolineare come questa mancanza di scorrevolezza e di fluidità, questa ripetizione di parole, causata da una certa immaturità della funzione linguistica, o dall'insicurezza interna legata a situazioni contingenti, è presente occasionalmente nella maggior parte dei bambini.
Diverso invece è il sintomo tipico dell'età adolescenziale e degli adulti: la BALBUZIE SECONDARIA. Con una sintomatologia varia e con tratti di condizionamento personale e psicologico, la sua rieducazione impegna il paziente e lo specialista in uno processo di controllo verbale e di recupero dell'ansia interna e relazionale.
Il piano di PREVENZIONE PRIMARIA DELLA BALBUZIE che presentiamo considera la prevenzione come intervento strutturato ancora prima del possibile intervento correttivo, articolato in livelli di gestione e di "contenimento" del problema "linguaggio" ancora prima quindi della sua fissazione. Nel nostro progetto terapeutico il bambino non è l'unico componente, rientrando invece in quel "circolo parentale" (genitori-bambino) nel quale trova ragionevolezza l'intervento preventivo.
- Il training è particolarmente indicato per genitori che in passato hanno sofferto del disturbo o continuano a presentare ancora blocchi ed esitazioni verbali.
PREVENZIONE PRIMARIA
Il linguaggio a rischio di balbuzie
| INTEVENTO DIRETTO |
I Livello
|
II Livello
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Rivolta ai
GENITORI
Bambini da 2 ai 6 anni
- Informazione e prima indagine conoscitiva (anamnesi diagnostica).
- Sviluppo del linguaggio e della relazione familiare.
- Training di gruppo: "sosteniamo il linguaggio".
- Counseling familiare "logoterapico"
- La matrice familiare e la fissazione del disturbo: "training d'aiuto".
- La relazione familiare ed il disturbo: profilo psicologico e comportamentale del disturbo.
- Indirizzi di comportamento "fonetico": la prevenzione familiare.
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Rivolta a
SPECIALISTI, INSEGNANTI
GENITORI
- Il linguaggio infantile.
- La comunicazione verbale e non verbale.
- Disfluenza transitoria o balbuzie?
- La relazione familiare nella strutturazione della psiche infantile e la comunicazione verbale.
- I canali espressivi
- La gestione emotiva della relazione.
- Dislalia o disturbo del linguaggio? Un modello teorico ed operativo d'interpretazione.
- La balbuzie e le sue forme.
- La gestione in classe del bambino disfluente e/o balbuziente.
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L'intervento precoce e adeguato in un bambino con uno specialista aiuta le possibilità di un recupero guidato della serenità verbale e familiare.
...citiamo per i genitori
"...La TERAPIA PREVENTIVA ripara dalle reazioni dannose di altre persone; protegge il bambino dalla gente che sta cercando di farlo smettere... Il bambino che balbetta ha bisogno di essere protetto da ogni pressione sul suo linguaggio perché le pressioni lo fanno sentire in ansia riguardo al parlare e quindi non fanno che peggiorare la sua balbuzie" (Irwin, "Il bambino balbuziente", Edicart, Legnano)
Il linguaggio in età infantile, essenziale nel processo di maturazione psico - affettiva, sociale, cognitiva e strumentale, è fattore indispensabile nella strutturazione armonica della personalità. Il LINGUAGGIO DISTURBATO del bambino normodotato rappresenta invece un segnale problematico di difficoltà "della" relazione, e "nella" relazione di questo, a tutti i livelli essa si organizza (personale, familiare, sociale, scolastico, ecc.).
Attendere tempi "spontanei" di soluzione della problematica verbale, affidati a considerazioni riduttive, significa perdere di vista il potenziale di recupero che lo stesso nucleo familiare internamente possiede e potrebbe esprimere se guidato opportunamente nella comprensione dei fattori normali di sviluppo delle potenzialità espressive del proprio bambino.
Riteniamo proporre alle famiglie ed agli operatori del settore (logopedisti, pedagogisti, psicologi, medici, operatori sociali di riabilitazione, insegnanti, ecc.) un MODELLO DI PREVENZIONE che possa coadiuvare un professionale approccio con il disturbo del linguaggio infantile, anticipando la proposta rieducativa che vista la tenera età del bambino non può essere direttamente condotta.
- Il PROGRAMMA DI PREVENZIONE PER BAMBINI IN ETA' PRESCOLARE, le SEDUTE di sostegno volte ad esaminare i diversi aspetti legati ai disturbi del linguaggio, insieme agli ATELIER OPERATIVI a carattere laboratoriale, in cui i temi emergenti sono ripresi e sostenuti da proposte operative, sono un essenziale aiuto per i genitori e per quanti sono coinvolti nella gestione educativa e sociale del bambino affetto da un "disagio del linguaggio".
ultima modifica: 8 Febbraio 2010