GENITORI E BALBUZIE
Quando la balbuzie irrompe nella nostra quotidianità si crea intorno al bambino un insieme di sorpresa, allarmismo, forte preoccupazione che minacciano ulteriormente la sua sensibilità e il suo delicato equilibrio psico-affettivo, affaticando e complicando le relazioni all'interno del nucleo familiare.
Sentimenti contradditori, scaturiti dalla consapevolezza di aver di fronte un fattore sconosciuto e incontrollabile della vita del piccolo, generano nei genitori domande silenziose e sollecitazioni dettate più dall'ansia che dal senso di opportunità. Ecco allora che alcuni intervengono sul bambino invitandolo a stare calmo, a prendere fiato, a rallentare il ritmo, a fare pause, a pensare prima di parlare, a ripetere quando la fluenza sembra essersi spezzata... Altri lo incoraggiano a non preoccuparsi, e fingono che non ci sia nulla di strano o di diverso rispetto a prima, un prima che ormai non c'è più, che non si può modificare direttamente, ma in cui sicuramente qualcosa è intervenuto a rompere quel fragile equilibrio, ancora in assestamento, del bambino.
Il rischio più grave in questi casi è intraprendere il percorso delle ricerca del perché fine a se stessa, perdendo di vista il problema e, a volte, perdendosi in paralizzanti sensi di colpa. Se inoltre la memoria ci riporta a qualche familiare balbuziente o comunque con disturbi del linguaggio, sembra che sia già segnata l'inevitabilità del destino di fatiche e sofferenze del piccolo.
A questo punto, quasi senza accorgersene, si alza repentinamente una cortina di protezione attorno al bambino, in questo modo pericolosamente esposto all'ansia del papà e della mamma, amorevolmente protesi a fare qualcosa di utile.
Da più di quindici anni lavoriamo come terapeuti nel recupero della balbuzie e dalla nostra esperienza scaturisce la convinzione che la prima risorsa terapeutica per il bambino, all'insorgere dei primi sintomi, sia la famiglia.
Ai genitori quindi si rivolge innanzitutto la nostra attenzione di esperti, perché riteniamo che un'adeguata informazione, nonché un accompagnamento, siano indispensabili nell'affrontare una novità verbale altrimenti vissuta come paralizzante.
- E' necessario promuovere e far crescere il livello globale della comunicazione, rasserenando il clima emotivo che conduce ad eccessi ed equivoci nel tentativo di contenere e limitare i blocchi e le esitazioni del bambino.
- E' necessario comprendere in maniera equilibrata la difficoltà del bambino, il disagio silenzioso, ma privo di consapevolezza, di questi in un'età particolarissima in cui esplode la meraviglia del linguaggio, con tutta la sua complessità (articolazione, lessico, sintassi, grammatica, acquisizione di codici elaborati, ecc.).
- E' necessario che l'approccio quotidiano ai blocchi verbali rimanga entro i limiti della relazione affettiva, non sovraccaricato da forzature e rigidità nell'atteggiamento degli adulti di riferimento.
- E'necessario tenere presente che esistono fattori che favoriscono la maturazione del linguaggio, e fattori altresì che scatenano e rendono cronica la difficoltà e l'abitudine a "balbettare". A questo proposito si veda Disfluenza o balbuzie.
- Saperne di più sulla balbuzie può aiutare ad oggettivare il problema che si sta affrontando e a non vederlo come un qualcosa dai contorni sfuocati ed oscuri: solo così sarà possibile affrontarla.
- Sapere che, in prospettiva, esistono programmi di recupero specifici per la balbuzie (Il bruco, La farfalla), ci può dare maggiore tranquillità nel mettere in campo tutte le forze necessarie a prevenire la fissità del disturbo nel tempo.
- Essendo il ruolo genitoriale unico e insostituibile, è importante che il genitore non si improvvisi terapeuta, penalizzando la tipicità della relazione con il figlio, ma si appoggi a degli esperti per essere guidato nel suo stare accanto al piccolo per aiutarlo a superare le sue difficoltà verbali. A questo proposito noi offriamo un servizio specifico di counseling preventivo: Contattaci.
ultima modifica: 10 Febbraio 2010