L'EVOLUZIONE DELLA BALBUZIE

La fluenza verbale non è una capacità genericamente collegata al pensiero, ma ne rappresenta una significativa specializzazione. E' un comportamento locutorio, osservabile e descrivibile, che dipende da una programmazione sequenzale finalizzata di atti legati alle abilità delle nostre strutture nervose in particolare del sistema extrapiramidale a livello del cervello intermedio, insieme a strutture estremamente specializzate.

L'evoluzione e la maturazione graduale del linguaggio e del parlare (cfr. Sviluppo del linguaggio infantile) può attraversare per fattori fisiologici o patologici momenti di arresto o interruzione momentanea, tanto da rendere difficile per gli stessi ricercatori diagnosi sicure tra disfluenze patologiche e disfluenze fisiologiche e di sviluppo (cfr. Disfluenza normale o balbuzie?).

Nelle forme fisiologiche o primarie (bambini fino a 5/6 anni) può mancare la sincronica combinazione tra la velocità di costruzione del pensiero verbale, la strutturazione linguistica e l'articolazione (a livello fonatorio) in forma di parola. Questi elementi possono presentarsi in ritardo o in anticipo reciprocamente l'uno con l'altro, rendendo faticosa la traduzione degli impulsi ideo-motori in parole.

La balbuzie, definita dal dr. Di Liberto come un disturbo multifattoriale e poliformo della personalità, stratificato a livelli, con rilevante componente psicologica e ambientale, rappresenta una delle disfluenze più caratteristiche della parola e del linguaggio, epidemiologicamente rilevante dall’età infantile e di sviluppo

Essa presenta un quadro sintomatologico (ripetizioni, prolungamenti di fonemi o sillabe, pause, intercisioni), e uno sindromico a livello della personalità (disagio emozionale, ansia, insicurezza) caratteristico.

Utilizzando la metafora dell'iceberg così bene esemplificata dal Sheehan Stuttering Center di Santa Monica (California), rappresentiamo la complessità del disturbo caratterizzato da comportamenti verbali alterati e atteggiamenti condizionati e condizionanti il linguaggio e la personalità.

The Iceberg of Stuttering . . .

Il balbuziente è un individuo che è affetto da balbuzie, con una cornice  organico - fisiologica, emotiva, di storia personale e sociale particolare che non può essere generalizzata con nessun altra "storia di balbuzie". Questo rappresenta un dato di prudenza terapeutica essenziale in vista di un percorso rieducativi.

E' opinione comune e condivisa degli studiosi considerare evolutivamente nella genesi del disturbo (cfr. Balbuzie):

FATTORI DETERMINANTI (organico - strutturali)

- Genetici (cfr. Familiarità e balbuzie)

- Acquisiti (prenatali, post-natali, in età adulta e tarda)

FATTORI SCATENANTI  (ambientali e funzionali)

- Psico - traumatismi (di natura affettiva e relazionale)

- Traumi acuti di natura organica

- Sociali

- Emotivo - comportamentali

 

L'evoluzione della balbuzie segue di norma un schema progressivo che in linea di massima può essere generalizzato come segue:

  • DISFLUENZA TRANSITORIA E DI SVILUPPO
  • BALBUZIE (Disfluenze ed emozioni negative).
  • CONDIZIONAMENTI OPERANTI (cause della sua fissazione).
  • COMPENSAZIONI E MASCHERAMENTI (Ripetizioni di sillabe o parole, pause strategiche, embolofrasie, evitamenti, sincinesie, spasmi articolari, movimenti ticcosi, logofobia, ecc.)

Riteniamo ragionevoli, alla luce della nostra esperienza di ricercatori e terapeuti, le conclusioni dello studioso Froeschels (1972) che legandosi agli studi di Van Riper (1971), ha mostrato con evidenza scientifica che la semiologia della balbuzie e i suoi sintomi segue regole determinate e in una certa misura generalizzabili:

1^ TAPPA: Clono semplice - ripetizione sillabica a velocità normale. Il bambino ripete per recuperare e facilitare l'articolazione delle parole (3-5 anni).

2^ TAPPA: Clono ritardato - ripetizione sillabica con il prolungamento di vocali episodiche.

3^ TAPPA: Fase clono/tono - compaiono spasmi muscolari sulla bocca, o contratture periferiche dell'articolazione fonatoria. Il linguaggio in situazioni di novità relazionali si aggrava. Il bambino inizia a prenderne coscienza.

4^ TAPPA: Fase tono/clono - Aumenta la frequenza degli spasmi e delle sincinesie (movimenti di accompagnamento che distraggono il paziente dalla difficoltà di pronuncia, aumentando la fluenza). Si riduce la ripetizione di sillabe, ma aumenta la velocità generale dell'eloquio nel tentativo vano di gestire i blocchi fonetici. Gli arresti tonici alterano il ritmo respiratorio. Appaiono le prime embolofrasie, sostituzioni di parole, utilizzo di "start" verbali (es. cioè, allora, ...).

5^ TAPPA: Fase Tono puro - Le contrazioni nello sforzo di pronunciare la parola riducono la velocità e la spontaneità dell'eloquio. Il quadro ansiogeno e il disagio personale in merito agli impegni verbali aumentano diventando un pensiero ricorrente (logofobia).

6^ TAPPA: FASE del MASCHERAMENTO - Fase caratterizzata da una riduzione dei blocchi fonetici attraverso mascheramenti che consento un migliore adattamento relazionale e alle situazioni ansiogene scatenanti. La graduale gestione e riduzione della logofobia (età adulta) viene compensate da una sintomatologia meno acuta ed evidente.

 

 

ultima modifica: 17 Marzo 2010

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