Balbuzie infantile |
ACQUISIZIONE E SVILUPPO del LINGUAGGIO
PREMESSA GENERALEE' presente in tutti i bambini una disponibilità, geneticamente trasmessa, a decifrare ed imparare sistemi di comunicazione convenzionali (tipici del suo gruppo sociale): il LINGUAGGIO. Il linguaggio si presenta nella sua generalità sia come oggetto di apprendimento, in quanto forma linguistica, sia come strumento comunicativo, capace di attendere alla duplice funzione pragmatica (uso nella lingua nella dimensione sociale ed interpersonale) e matetica (capace di organizzare il cognitivo e le conoscenze). Lo studioso Lennenberg individua nei primi 2/3 anni il periodo di speech readiness, di massima attitudine all'apprendimento verbale, indipendentemente dalla complessità del codice. La progressione dello sviluppo del linguaggio si configura per PERIODI o STADI che gradualmente precisano e differenziano gli elementi fonologici, morfologici, semantici e sintattici. Tale disponibilità, legata anche alla plasticità neuropsicologica del bambino, decresce gradualmente con il passare del tempo. L'accesso a strutture fonologiche e sintattiche tipiche del linguaggio umano è precluso dal limite segnato dall'epoca della maturità sessuale, laddove invece l'espansione del vocabolario procede per l'intero arco della vita.
Fisiologicamente la funzione verbale, specifica solamente nell'uomo, si sviluppa grazie alla particolarità anatomica dell'apparato fonatorio e alla struttura neurale del cervello. Senza analogie nel mondo animale l'apparato vocale dell'uomo (denominato tratto vocale di Lieberman - zona chiara dell'immagine, bocca, cavità nasale, laringe e faringe), capace di produrre e modulare tutti i suoni distintivi delle lingue, è costituito in maniera tale da permettere una sola funzione per volta: respirazione, deglutizione, e fonazione. La conoscenza delle fasi di sviluppo e di maturazione del linguaggio dei bambini rappresenta un'indispensabile criterio per valutazioni diagnostiche e interventi rieducativi, stimolando situazioni di ritardo verbale. Precisiamo che situazioni di disfluenza rappresentano quadri naturali e transitori in una fase d'immaturità del linguaggio che non necessitano di interventi diretti sul bambino ma, opportunamente vagliate, sulla relazione e la comunicazione familiare al fine di recuperare un clima di naturalezza e spontaneità che favorisce e sostiene la maturazione globale dello stesso. Presentando una periodizzazione dello sviluppo del linguaggio infantile è necessario sottolineare come si tratta di indicazioni generali che non possono e non devono rappresentare limiti temporali rigidi e validi per tutti i bambini. La ultima sezione, IL CAMMINO VERSO IL LINGUAGGIO, presenta discorsivamente per i genitori il percorso per gradi descritto di seguito in termini più specialistici, intendendo offrire un utile strumento di conoscenza della vita del bambino. Il GLOSSARIO nell'ultima parte potrà aiutare il visitatore nella comprensione dei termini specifici. STADIO PRELINGUISTICOda 0 a 10-12 mesiConsiderazioni generaliLa studiosa Sinclair De Zwart H. specifica come il periodo prelinguistico è reso possibile dall'abilità di rappresentarsi mentalmente la realtà. Il bambino prima "pensa" l'oggetto e l'ambiente circostante e solamente in seguito individua secondo un processo di scoperta le varie forme linguistiche con cui codificarlo. L'operatività cognitiva si nutre dell'attività motoria del bambino precedendo la produzione del linguaggio e la comprensione dello stesso. Gli atti perlocutori (piangere, sorridere, prendere, toccare, ecc.) sono il suo principale repertorio comunicativo finalizzati ai bisogni primari. Impara a riprodurli consapevolmente e volontariamente con una esplicita intenzionalità comunicativa (anche la suzione rientra a pieno titolo in questo repertorio). Mimica e gestualità posturale appoggiano le variazione di intonazione ritmo vocale connotando a comunicazione.
VERSO IL CONTROLLO ARTICOLATORIOdai 4-5 mesi ai 10-12 mesiConsiderazioni generaliDal quarto mese in poi (fino al settimo circa) la migliorata coordinazione orofaringea realizza nella fusione di suoni e di rumori la ripetizione ludica di sillabe: la lallazione (consonante + vocale, dal tedesco "lallen", "balbettio"). E' la lallazione che sviluppa e precisa il controllo motorio della produzione sonora portando il bambino a mutare, esercitando, senza intenzionalità alcuna posture articolari realizzando suoni diversi, costruendo sequenziali catene di movimenti articolatori indispensabili per la fluenza, associando suoni e posture degli organi della fonazioni grazie alle sensazioni acustiche e propriocettive. Lallazione - "Ripetizione di sillabe uguali, con ritmo respiratorio uguale a quello del linguaggio articolato, senza contenuto designativo specifico, senza alcuna finalità cosciente" (Stern). Fra il secondo e il quinto/sesto mese il bambino inizia ad esercitare un controllo su alcuni elementi della produzione vocalica in particolare nella durata e nell'intensità, permettendo alla mamma di riconoscere il pianto di fame, il pianto di capriccio, ecc. Contemporaneamente il bambino sviluppa la capacità di localizzare le sorgenti sonore, reagendo a suoni armonici e distesi quali quelli della voce umana che riconosce (madre). Esercita la percezione e l'acuità sonora simultaneamente alla lallazione ed in seguito al parlare costituito. Lo sviluppo articolatorio necessita sia della maturazione della percezione uditiva che della coordinazione neuromuscolare-cordale (che procede da attivazioni dinamiche quali la deglutizione, la masticazione, la suzione, fino all'articolazione delle parole). Discriminare un suono e possibilità di costruirlo sono strettamente connesse e dipendenti. STADIO della LALLAZIONE
ECOLALIAConsiderazioni generaliDalla ripetizione della stessa sillaba il bambino ottiene variazioni sonore grazie al prolungamento della vocale, al rallentamento e all' accelerazione del ritmo di emissione del fiato, giungendo alla produzione di una sillaba del tutto nuova. Durante la fase della lallazione o immediatamente dopo esordisce il periodo dell'ecolalia rappresentato dal tentativo del bambino di imitare i modelli sonori appena uditi. All'iniziale ecolalia tonematica (centrata sull'intonazione, accentazione e scelta di ritmi omogenei), seguono melodie ritmiche diverse utilizzati per indicare intenzioni e desideri differenti. Il bambino vocalizza le sue emozioni prima di potere esprimere i suoi pensieri. Grazie a repertori ritmici, a modulazioni di tono e di intensità il bambino raggiunge una comunicazione più intenzionale. Da questa maturazione del sistema vocalico (dall'inizio fino a questo momento) procedono sistemi fondamentali per la comunicazione, modificati nel corso della vita: il sollievo dal disagio attraverso il pianto o il grido, l'espressione delle emozioni attraverso l'utilizzo dell'intonazione e della frase (si pensi ai registri che il bambino utilizza a livello sociale per trasformare i propri enunciati in espressioni di collera, ansia, gioia, etc.). Infine il sistema di coordinamento vocale attraverso il controllo uditivo e propriocettivo delle varie posture del tratto vocale impegnato nella produzione delle parole, gli consentiranno di impadronirsi compiutamente del complesso sistema fonologica della lingua. STADIO INTERLINGUISTICO PRIMARIOdai 18 ai 36 mesiConsiderazioni generaliIl linguaggio in questo periodo stimola ed organizza funzionalmente i pensieri e i suoi oggetti, senza tuttavia consentire al bambino di utilizzarli per finalità operative senza avere un riferimento concreto. Molta di questa fase viene impiegata per sviluppare e consolidare il sistema fonologico, sintattico e il vocabolario, precisando i contenuti mentali. L'intenzione comunicativa del bambino si sviluppa e di arricchisce differenziandosi. Fra il 12° e il 20° mese il bambino tocca gli oggetti denominadoli, chiede aiuto attraverso il gesto, chiama per attirare l'attenzione, saluta con la mano anche quando va via pronunciando la parola ciao, risponde in maniera elementare, resiste e protesta, ripete quello che sente dire esercitando ludicamente nell'esercizio vocalico. Il bambino procedendo ancora oltre inaugura il suo "domandare" notizie sull'ambiente circostante, gioca a far finta immaginando, tentando di raccontare. Aumentano i suoi contatti e scambi comunicativi con gli altri, variando e modulando il livello delle sue risposte e delle sue comunicazioni a seconda delle persona o delle situazioni in cui si trova. Dai due anni aumentano le frasi complesse, l'utilizzo delle congiunzioni (e, ma, perchè) consente di costruire più frasi semplici di seguito oppure d'innestare un pensiero nell'altro. I bambini comprendono domande che comportano una risposta affermativa o negativa quando introdotto da pronomi o avverbi interrogativi. Procedono invece più gradualmente le frasi negative rispetto a quelle affermative, anche se nella fase olofrastica è presente nel bambino l'espressione di una negazione (no latte!..). La competenza comunicativa e le routine sociali aumentano con quell'elementare conversazione tra la mamma e il bambino in cui la prima arricchisce e amplia i tentativi minimi del figlio interpretandoli affettivamente e realisticamente. Il dialogo con i "grandi" indirettamente amplia e modella la produzione verbale del bambino, mentre con i suoi pari assume più le caratteristiche di un soliloquio o monologo parallelo di tipo egocentrico (piagetiano).
STADIO INTERLINGUISTICO SECONDARIOdai 3-4 ai 7-8 anniConsiderazioni generaliDai 3-4 anni in poi il bambino dovrebbe raggiungere una normalità espressiva. Tale sviluppo dipende più di ogni altro momento dalla stimolazione dei genitori e dalla situazione ambientale. Il modello linguistico dei genitori, la frequenza serena della scuola materna, il feedback affettivo e verbale con i genitori, rappresentano fattori catalizzatori di questa maturità verbale. Il bambino diventa capace di padroneggiare strutture linguistiche complesse, come l'uso dell'imperativo, del condizionale, ecc. La progressiva comprensione e produzione delle frasi interrogative manifesta la maturazione del linguaggio. A rilento invece procede l'apprendimento delle frasi negative rispetto a quelle affermative, pur sottolineando che nella fase olofrastica il bambino esprime normalmente la sua volontà negativa e il suo rifiuto. Lo sviluppo della socialità promossa dalla scolarizzazione materna ed elementare caratterizza questa fase di sviluppo. Il bambino attraversa da un punto di vista cognitivo l'ultimo stadio del pensiero preoperatorio, dirigendosi verso la reversibilità concettuale. E' il periodo del monologo egocentrico, del pensiero ad alta voce (come lo interpreta Vygotskij), che anticipando il linguaggio interiore aiuta ludicamente, come principio regolatore, il pensiero e il comportamento. Gradualmente il bambino diviene capace di mantenere l'argomento del suo discorso nella conversazione, variandola a seconda dell'interlocutore, mostrando di potere effettuare congetture sull'altro. Il gioco simbolico gli consente di interpretare ruoli sociali (il papà, la mamma, la maestra, il dottore, ecc.). L'ingresso nella scuola primaria espande e generalizza l'uso delle principali funzioni interattive del bambino; si perfezionano le modalità con cui si scambiano le informazioni e si formulano le domande, le funzioni matetiche (immaginari, descrivere, commentare, valutare secondo riferimenti ad oggetti concreti) emergono con sicurezza sollecitate dall'ascolta e dalla comprensione di narrazioni fiabesche e racconti illustrati. I bambini di 4/6 anni progredendo nella competenza cognitiva riescono a giungere anche a livelli considerevoli di consapevolezza metalinguistica. Lo sviluppo e l'espansione del lessico impegna il bambino a coniugare le esigenze della sintassi (prime regole) e l'organizzazione delle idee. Da questa interna fatica e in coincidenza con questo sovraccarico sistemico possono presentarsi fenomeni linguistici scompensati quali esitazioni, e ripetizioni in particolare nell'esordio della frase, dando origine a disfluenze. STADIO LINGUISTICO dai 7-8 anniConsiderazioni generaliCompletato il controllo del sistema fonologico con la produzione chiara di fonemi complessi quali la consonante liquida / r /, dei gruppi policonsonantici (es. / str /) e delle parole di qualsiasi lunghezza, l'acquisizione del linguaggio può definirsi compiuta. Il raggiungimento di questo stadio non è tuttavia l'esito dell'età ma anche il risultato del pensiero e del suo livello di astrazione. Apprendimenti quali la storia, la geografia sono possibili unicamente per la possibilità del bambino di utilizzare lo strumento linguistico senza riferimenti sensoriali concreti (spazio) e temporali. Il vocabolario si espande in assenza del riferimento alle esperienze vissute. Lo stile narrativo, descrittivo ed espositivo tipici del discorso si consolidano grazie alla scolarizzazione e grazie anche ad una sintassi resa versatile dall'uso dei modi verbali. Verso gli 11-12 anni il codice linguistico può considerarsi, da un punto di vista strutturale sia fonologico che sintattico, evolutivamente compiuto, mentre le modalità cognitive e l'espansione del vocabolario rimangono in permanente evoluzione durante tutto l'arco della vita. PENSIERO E LINGUAGGIOSKINNER - PIAGET - VYGOTSKIJCon questa breve sezione vogliamo fornire il lettore di elementi ulteriori per approfondire lo studio del rapporto tra funzione cognitiva e funzione verbale nel quadro evolutivo infantile. La presentazione sintetica delle conclusioni scientifiche di tre fondamentali studiosi contemporanei quali B.F.Skinner, J.Piaget e L.S.Vygotskij danno il senso della fondamentalità di una domanda in tale direzione. Per Skinner il linguaggio è un comportamento verbale acquisito allo stesso modo di qualsiasi altro comportamento. L'apprendimento linguistico del bambino si lega ad una attività di tipo motorio. In particolare i bambini costruiscono i significati delle parole non come categorie astratte ma come se fossero delle vere e proprie etichette associate ad oggetti o situazioni reali. Piaget considera la capacità del bambino di rappresentarsi mentalmente le azioni come il presupposto base per l'acquisizione del linguaggio. Solo dopo i due anni il bambino, raggiungendo il sottostadio della rappresentazione simbolica, con il gioco del far finta, comincia ad usare un oggetto per rappresentarne un altro. In seguito a ciò egli incomincia a mettere insieme i fonemi per formare una parola che a sua volta rappresenta qualcos'altro. Piaget non sostiene che il linguaggio sia un prerequisito per lo sviluppo del pensiero, ma solamente che tra il pensiero e il linguaggio esiste una circolarità genetica in cui nessuna funzione è causa o effetto dell'altra. L'appoggio reciproco è necessario perché il p. ed l. dipendono dall'intelligenza che è comunque anteriore al linguaggio. Nel periodo preoperatorio in cui le attività del pensiero del bambino sono di tipo egocentrico, anche il linguaggio ha caratteristiche egocentriche e sincretiche (globale), è caratteristica da un punto di vista linguistico la mancanza di rapporti sintattici tra i componenti della frase. Il linguaggio diventa SOCIALIZZATO solo quando il pensiero acquista la caratteristica di reversibilità, consente il decentramento cognitivo. Per Vygotskij nella fase iniziale della vita del bambino non c'è alcun legame tra pensiero e linguaggio e nessun rapporto di reciproca dipendenza. La relazione tra questi si crea soltanto durante lo sviluppo della coscienza, ed è il linguaggio attraverso la comunicazione che organizza in modo qualitativo le categorie del pensiero. In particolare Il linguaggio durante la crescita viene a determinare maggiormente i contenuti del pensiero, proprio per l'importanza sociale della trasmissione delle conoscenze. Al contrario di Piaget il linguaggio ha inizialmente la forma di comunicazione sociale e solo successivamente si accompagna un linguaggio interiore, molto simile al linguaggio di tipo egocentrico. Questo all'opposto di quanto sosteneva Piaget non scompare mai, favorendo il bambino e accompagnando le fasi strategiche di soluzione dei problemi reali. Il linguaggio ed il pensiero che originariamente erano indipendenti finiscono così per integrarsi in un processo d'interazione reciproca. IL CAMMINO VERSO IL LINGUAGGIO Mappa di riferimento per i genitori di bambini fino ai tre/quattro anni.Inizialmente la maturazione della muscolatura della bocca e la capacità di feedback acustico (suono-orecchio) spingono il bambino a produrre e provare forme articolari e suoni inizialmente semplici ed isolate (ma - pa - ta...), ma in seguito sempre più complesse (ma-ma / pa-pa / ba-ba...). Tali sequenze sonore non sembrano aver un significato linguistico ma sono importanti ai fini comunicativi perché esprimono, mediante modulazioni ritmiche e melodiche stati emotivi complessi (gioia, sofferenza, rabbia). La lallazione realizza quell'interazione comunicativa genitore-bambino motivo di gioco vocale reciproco quando, ad esempio, gli adulti imitano i suoni emessi dal bambino cercando di sollecitarlo a produrne di nuovi. Nonostante i genitori credono di poter individuare delle "parole" nella sequenza sonora prodotta in realtà non è così. Quando il bambino dice "mamama" non chiama ancora la mamma ma rinforza e precisa, attraverso produzioni verbali tecniche, la sua intenzionalità di richiamare l'attenzione. La produzione ripetuta della stessa sillaba si sviluppa in concomitanza con un'importante abilità motoria, cioè quella di battere ripetutamente con un oggetto. Il bambino aumenta le proprie capacità imitative divertendosi a provocare l'ambiente circostante. Sembra consapevole del contenuto emotivo del linguaggio adulto soprattutto dei suoni relativi all'approvazione e ai divieto. Per questo inizia a gradire le filastrocche, quelle che contengono il suo nome ripetuto, quelle che denominano, ad esempio accompagnate da sensazioni tattili le varie parti del corpo o quelle che terminano con un finale dinamico, accompagnato dal cambiamento di intonazione vocale. Questi giochi permettono al bambino di imparare molte parole ed espressioni nuove, in quanto vengono ripetute molte volte; consentono di aumentare la capacità di ascolto e di comprendere anche il concetto di "fare a turno" (alternanza comunicativa). Infatti a mano a mano che il bambino impara queste filastrocche, è naturale fare una pausa prima delle battute finali, così il bambino, che "resta in attesa", si agita o produce dei suoni per indicare che vuole finire il gioco ed arrivare alla parte più divertente; al completamento della filastrocca, l'attesa del bambino è soddisfatta. Verso la fine del primo anno le produzioni vocali del bambino diventano sempre più intenzionali e significative, gli stessi genitori tentano di dare delle interpretazioni precise. Si possono ascoltare dei veri e propri discorsi con melodie e suoni chiaramente articolati, magari prodotti più volte nel corso della stessa giornata con significato non sempre preciso. Nel passaggio dalla Fase prelinguistica a quella linguistica sono molto frequenti sequenze di suoni (vocali e consonanti) simili a parole, ma non sempre tuttavia si è in grado di dar loro un significato (protoparole). La parola deve presentare, per chiamarsi tale, una coerenza tra i suoni che produce ed il significato che il bambino attribuisce loro. Se, ad esempio, il bambino dice "quaqua" ogni volta che vuole indicare e denominare l'acqua, questa è una parola, in quanto con la stessa sequenza di suoni intende sempre lo stesso oggetto. Il bambino, a differenza di quanto avviene per l'adulto, impara a parlare con la sua fisicità e corporeità. Prima di poter denominare correttamente un oggetto, il bambino deve farne la sua conoscenza percettivo- sensoriale. Fin dall'inizio l'oggetto si presenta a più organi di senso: esso è visto, toccato, odorato, assaggiato, manipolato, agitato, fatto cadere. Sono queste attività senso-motorie che permettono al bambino di far esperienza dell'altro (oggetto) e con l'altro, di percepirlo spazialmente, di metterlo in relazione con il proprio corpo, di valutarne le reazioni nell'adulto. Generalmente tra i 12 e i 15 mesi il bambino usa le prime parole, dotate di significato, sia per denominare (parti del corpo, persone, segnali di saluto, etc.) sia per richiedere. Spesso le parole hanno il valore di vera e propria frase o possono assumere più significati se usati in contesti diversi e se vengono prodotte con differente intonazione della voce. Sebbene il bambino usi una sola parola (olofrase),possiede già un'organizzazione mentale della stessa. In questo periodo il linguaggio verbale e quello gestuale vengono utilizzati contemporaneamente ed il gesto può sostituire o rinforzare una parola od un verbo. Al contrario, quando parola e gesto vengono utilizzati contemporaneamente ma ciascuno con diverso significato, il bambino sta formulando una frase a due termini (quando ad esempio porge le mani e contemporaneamente dice mela, in realtà chiede dammi mela. Le successive tappe riguardano il passaggio da una gestualità elementare a strutturazioni di schemi gestuali combinati che permettono al bambino di descrivere e rappresentare mimicamente un avvenimento anche senza l'uso delle parole. Molto presto i bambini imparare ad usare alcune parole-azione come "dai, mostra, metti, dimmi, prendi, ...", e comprendono anche le principali forme verbali che bloccano un'azione : no, fermo. Le prime combinazioni episodiche e spontanee di due parole compaiono verso i due anni e sono del tipo :
Progressivamente il ricorso al gesto e in genere alla gestualità comincia ad essere utilizzato sempre meno. Aumenta il numero di parole che il bambino impara spontaneamente fuori dall'ambito familiare, anche se talvolta pronuncia solo la parte iniziale e finale, aumentando altresì la comprensione di parole e frasi. Comunicare implica l'acquisizione di abilità da riferire a quattro aree distinte:
Come qualsiasi altra abilità, anche la comunicazione va educata ed il migliore sviluppo possibile si realizza (e si promuove) quando il bambino sente di aver un giusto posto e valore con gli altri. Attraverso il coinvolgimento diretto acquisisce competenze comunicative e linguistiche partendo da esperienze significative. Tali esperienze sono inizialmente collegate ai suoi bisogni primari e poi ad avvenimenti nei quali può impegnarsi ed interagire con altre figure importanti (familiari, coetanei, ecc.). A differenza di quanto si pensava nei decenni scorsi, è ormai certo che il bambino impara prima le parole e poi, solo successivamente, utilizza i suoni delle prime parole per formarne delle nuove (competenza fonologica). Questo spiega perché, talvolta, alcune consonanti sono prodotte correttamente in una parola e non in altre, ed anche perché, per intervenire sulla "pronuncia" di un bambino è necessario che egli abbia un vocabolario sufficientemente esteso. Dopo i tre anni il bambino struttura il suo sistema fonologico e, con grande creatività, produce progressivamente suoni nuovi e sequenze sempre diverse fino a raggiungere la produzione adulta corretta. Non tutti i suoni raggiungono la maturità articolatoria con la stessa rapidità: le vocali, che nella lingua italiana sono piuttosto semplici, sono acquisite velocemente, al contrario, i dittonghi con più difficoltà. Fra le consonanti, le bilabiali (/p/ /b/ /m/) sono le prime a comparire. La difficoltà ad articolare una consonante non dipendono solo dal suono in se stesso ma anche dalla posizione in cui si trova all'interno della parola e dai suoni che lo precedono e lo seguono. Questa maturazione è strettamente legate a dinamiche interne ad ogni bambino, con una grande differenza tra i bambini. All'inizio della verbalizzazione le parole sono utilizzate insieme all'azione, solamente in seguito la parola anticipa o evoca, ricordandola, un'azione. La parola è usata nelle fasi iniziali perché la situazione la richiede e, come l'azione, essa è sempre parte di un contesto ben determinato. Successivamente il bambino si serve delle parole anche fuori dal loro contesto abituale (decontestualizzandole), ad esempio quando pronunciando la parola /papà/ intende indicare l'auto di papà, in quel momento assente, non potendo specificare che l'auto è quella del papà. La condizione migliore per l'espansione del lessico e della frase si realizza quando si insegna il bambino contemporaneamente a fare e a dire. Durante il periodo dello sviluppo infantile, è bene sottolineare, il linguaggio è "contemporaneamente oggetto di apprendimento e strumento di pensiero", intrecciandosi con gli input provenienti dall'ambiente circostante e il clima emotivo che la relazione familiare riesce ad esprimere. BIBLIOGRAFIAForniamo in vista di un approfondimento specifico una selezione di testi e classici della letteratura scientifica infantile, con particolare riferimento al rapporto linguaggio e sviluppo cognitivo,linguaggio e psiche, comportamento verbale e comunicazione, problemi di linguaggio e comunicazione.
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