PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA DINAMICA DELL’ADULTO

 

La diagnosi psicodinamica si inquadra in un cornice clinica di stampo psicoanalitico con la finalità di giungere ad una conoscenza del paziente utile per indicazioni specifiche per una psicoterapia e quindi per un’eventuale presa in carico psicoterapeutica.

La valutazione e la diagnosi si realizza tramite colloqui e strumenti proiettivi che permettono di inquadrare il paziente all’interno di modelli clinici psicoanalitici. La metodica si indirizza elettivamente per:

  • DISTURBI D’ANSIA
  • FOBIE E OSSESSIONI
  • DEPRESSIONE
  • DISTURBI ALIMENTARI
  • DISTURBI DI PERSONALITA’

DISTURBI D’ANSIA

Disturbo d’ansia generalizzata

 

E’ caratterizzato da ansia e preoccupazione irrealistica o eccessiva, generalizzata e persistente, riferita a due o più situazioni vitali (es.: sventure che possono capitare al figlio; rovina economica imminente, etc.), della durata di 6 mesi o più.

 

Si ritiene che la frequenza del Disturbo d’Ansia Generalizzata sia pari al 2-3% della popolazione, con un rapporto di 2:3 tra maschi e femmine. L’ansia e la preoccupazione sono associate ad almeno 3 dei seguenti sintomi, rappresentati da: 

  • Irrequietezza, o sentirsi tesi o con i nervi a fior di pelle  
  • Facile affaticabilità
  • Difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria
  • Irritabilità
  • Tensione muscolare
  • Alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o sonno inquieto)

L’ansia è un’esperienza molto diffusa e non sempre è patologica. Fortunatamente non tutti quelli che provano l’ansia, si ammalano di un disturbo d’ansia. Diventa patologica e va curata quando è eccessiva, compromette l’attività lavorativa e sociale o provoca un disagio prolungato e intenso.

Disturbo da Attacchi di Panico (DAP)

L’Attacco di Panico è una crisi di ansia estrema, sconvolgente, che comporta i sintomi fisici e psichici dell’ansia al massimo dell’intensità, fino a provocare la paura di morire, di impazzire o di perdere il controllo, la depersonalizzazione (sentirsi come estraneo a se stesso o come distaccato da sé), la derealizzazione (vivere la realtà esterna come strana, irreale).
L’attacco di panico può essere provocato da cause psicologiche o non psicologiche.

 

Il Disturbo da Attacchi di Panico è caratterizzato da ripetuti attacchi di panico e soprattutto i primi episodi sono imprevedibili, inaspettati. Spesso esiste una particolare ansia detta anticipatoria che si manifesta con il crescente timore che le crisi possano ripetersi e che portano la persona a vivere in uno stato di continua apprensione e ipervigilanza.

AGORAFOBIA

L’Agorafobia si ha quando una persona teme ed evita posti e situazioni da cui secondo lei sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi (ad es.: un viaggio in treno, in autobus, una fila al supermercato, ecc.), oppure quelle situazioni in cui pensa di non poter avere un aiuto sufficiente nel caso di un malessere o un attacco di panico (ad es.: una strada solitaria, un posto lontano da casa, ecc.). Capita che, dopo gli attacchi di panico, il paziente sviluppi un processo dievitamento, per cui limita sempre di più i suoi movimenti e le sue attività lavorative e sociali. 

FOBIE E OSSESSIONI

La caratteristica essenziale della Fobia Specifica è la marcata e persistente paura di oggetti o situazioni specifiche, che possono divedersi in:

 

·         Animali (animali vari o insetti)
·         Ambiente Naturale (es. temporali, altezze, acqua)
·         Sangue – Iniezioni – Ferite
·         Situazionale (situazioni specifiche come trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare, guidare, o luoghi chiusi)

 

La fobia va presa in considerazione solo quando l’esposizione allo stimolo fobico, che quasi invariabilmente provoca un’immediata risposta ansiosa, interferisce grandemente con la routine quotidiana, il funzionamento lavorativo o la vita sociale della persona.

La Terapia Cognitivo Comportamentale adotta, in caso di Fobia Specifica,una particolare tecnica che si basa sull’esposizione e che viene definita Desensibilizzazione Sistematica.     

  • Chi non ha provato il desiderio di rifare una stessa azione più volte ogni giorno come se a non farla portasse male?
  • Chi non ha provato l’impulso quasi obbligato di riordinare e pulire meticolosamente parti della sua casa?
  • Chi non ha provato l'impulso di tornare a controllare la portiera dell'auto o la porta di casa o il fornello del gas?
  • Chi non ha provato, almeno una volta nella vita, timore di far del male anche a persone care?   
  • A chi non è mai accaduto che immagini di violenza affiorassero alla mente?

Quando questi fenomeni generano un alto grado di sofferenza psicologica o interferiscono con le amicizie, gli affetti o con il lavoro si parla di Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Il termine ossessione indica un'idea, un pensiero, una parola, un ricordo, un sentimento, un impulso o un'immagine che si intromette nella mente di una persona rimanendovi a lungo senza poter essere allontanata. Chi ha delle ossessioni le riconosce come idee proprie, come il prodotto della propria mente anche quando le considera lontanissime dal proprio modo di pensare e di comportarsi.

Chi ha delle idee ossessive le respinge e tenta di resistere loro, ma non riesce a liberarsi di queste idee se non in parte o per brevi periodi. Le ossessioni sono sempre accompagnate da un certo livello di stress che nasce dal fatto che spesso tali idee sono assurde e incomprensibili, a volte ripugnanti. La persona che le subisce è impegnata in una lotta vana e sfibrante per liberarsene e non riesce a pensare ad altro. Le ossessioni non se ne vanno e la continua presenza di queste idee compromette la capacità di prestare attenzione, di concentrarsi, di pensare e, quindi, di lavorare e vivere serenamente.

 

Le compulsioni invece sono comportamenti o atti mentali che una persona ripete molte volte di seguito (ripetitivi), rendendosi conto di quello che fa (intenzionali), o che hanno un significato preciso (finalizzati). Anche le compulsioni, come le ossessioni, fanno parte della vita di tutti: ogni persona ha dei comportamenti ritualistici (seguire certi percorsi stradali invece di altri, vestirsi in un certo modo in determinate occasioni, non indossare alcune cose che temiamo porteranno sfortuna, etc.).

Le compulsioni vanno considerate come “sintomi” quando provocano una marcata sofferenza psicologica alla persona o quando ne limitano il mondo degli affetti e del lavoro. Le compulsioni sono spesso, ma non sempre, eseguite in risposta ad una ossessione. Molti atti di tipo ritualistico possono essere correlati con il Disturbo Ossessivo Compulsivo: gioco d'azzardo, staccarsi i capelli, imbarazzo per parti del proprio corpo considerate brutte, tics, mangiare compulsivo. Le compulsioni sono ripetute numerose volte: la persona si sente internamente obbligata a seguire un certo rituale, si rende conto che la spinta viene da dentro di sé ma non può farne a meno.

DEPRESSIONE

Il termine Depressione è entrato nel linguaggio comune e può definire situazioni molto diverse: un fugace stato d’animo normale, una tristezza motivata, un sintomo, una malattia.
Alcuni specialisti hanno calcolato che almeno il 12% della popolazione adulta ha sofferto o soffrirà in futuro di un episodio di depressione di sufficiente gravità clinica da giustificare il “trattamento”. La depressione, da un punto di vista diagnostico, ha come sintomo centrale un’alterazione del tono dell’umore definito come uno stato emozionale interno dell’individuo che condiziona la qualità e l’intensità dei suoi vissuti oltre che la sua attività cognitiva, volitiva e comportamentale.

La tonalità dell’umore presenta inoltre oscillazioni fisiologiche dipendenti dalle variazioni dei parametri: psicobiologici, dagli stimoli provenienti dal mondo esterno, o dai contenuti del mondo interno, o, ancora, da un vario intrecciarsi di tutti questi aspetti.

I fattori che possono spiegare l’aumento della depressione sono molti e possono essere riconducibili a modificazioni legate a delle perdite in varie aree:

  • Perdite biologiche: sono le funzioni globali della salute, del vigore, della forza, della mobilità e funzioni intellettuali. Perdite di parti come: capelli o denti; perdite o diminuzione della vista e dell’ udito; perdite per la rimozione chirurgica di organi o parti di essi (esempio: arto, seno, utero ecc..)
  • Perdite psicologiche: legate ancora alla biologia come: la memoria, la libido, l’aspetto fisico.
  • Perdite psicologiche – sociali: basate sull’autostima, sul rispetto e la considerazione degli altri, legate al bisogno di riconoscimento e di approvazione.
  • Perdite d’identità e di utilità che hanno nel loro centro il bisogno di sicurezza e di stabilità: perdita della posizione, del lavoro, dell’impiego, della capacità produttiva, del prestigio e della forza sociale.
  • Perdite affettive: per la mancanza o lontananza dei: figli, dei parenti e dei partner o dei compagni
Questo insieme di fatti viene vissuto ed interiorizzato dalla persona che inizia a sentirsi diverso e ad assumere, per conseguenza, un atteggiamento di passiva rassegnazione e di inevitabilità, manifestando all’esterno stati ansiosi che vanno dall’incertezza di essere accolti dagli altri, al sospetto di rifiuto dinanzi a qualsiasi piccola manchevolezza altrui.
I sintomi prevalenti nel disturbo depressivo sono:
  • Alterazione specifica dell’umore che determina: tristezza, solitudine e apatia
  • Concetto negativo di sé che si manifesta con atteggiamenti di auto-accusa ed auto-rimprovero associato a sensi di colpa.
  • Desideri repressivi e auto-punitivi che si esplica con il desiderio di fuggire, di nascondersi o di morire
  • Alterazioni vegetative come: anoressia, insonnia, perdita della libido
  • Mutamenti del livello di efficienza che si evidenziano con un rallentamento motorio e facile affaticabilità

DISTURBI ALIMENTARI

Con il termine Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) si fa abitualmente riferimento a un disturbo o disagio caratterizzato da un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo. Nei disturbi alimentari l’alimentazione può assumere caratteristiche assai disordinate, caotiche, ossessive e ritualistiche tali da compromettere la possibilità di consumare un pasto in modo “abbastanza normale” e da mantenere normali attitudini verso il cibo e il momento del pasto.

Tutti possiamo avere nel nostro stile alimentare aspetti peculiari, ma quando questi elementi divengono tali da compromettere la qualità della nostra vita e dei nostri rapporti sociali dobbiamo pensare ad un disturbo alimentare.

Accanto all’alterazione del comportamento alimentare vi è una alterata valutazione del corpo e delle sue forme, con la sensazione di essere grassi e brutti e quindi socialmente non accettabili. Questa condizione può fortemente influenzare la propria autostima. Quando le caratteristiche del disturbo alimentare divengono importanti e coincidono con i criteri diagnostici di uno stato patologico specifico come quelli riportati nei manuali medici, allora si può parlare di vera e propria malattia.

Tra questi disturbi, classificati come ben precise patologie, sono comprese:

  • Anoressia nervosa
  • Bulimia nervosa
  • Disturbi non altrimenti specificati (EDNOS: Eating Disorders Not Otherwise Specified).

Se l'anoressia è caratterizzata dalla drastica riduzione dell'assunzione quotidiana di cibo, a volte accompagnata da condotte di eliminazione quali l'uso di lassativi e diuretici, dal distacco emozionale e dall'assenza di preoccupazioni verso il digiuno e il dimagrimento, la bulimia presenta caratteristici periodi di diete rigide alternate a periodi di frequenti abbuffate, spesso seguite da vomito autoindotto e da un vissuto emozionale accentuato da ansia e depressione dopo ogni abbuffata.

L'anoressia-bulimia può in alcuni casi presentarsi in concomitanza con alcune forme di disturbo clinico: ansioso, depressivo, ossessivo-compulsivo, fobico, disturbo della personalità, abuso di alcolici o di altre sostanze, labilità emotiva e alterazioni sessuali. Soprattutto, all'anoressia nervosa "talora si associano sentimenti di inadeguatezza, bisogno di tenere sotto controllo l'ambiente circostante, rigidità mentale, ridotta spontaneità nei rapporti interpersonali, iniziativa ed espressività emotiva eccessivamente represse", così informa l'Enciclopedia di Psicologia (a cura di U. Galimberti, Garzanti, 1999).

I disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (EDNOS nella terminologia inglese) comprendono da un lato situazioni simili all’anoressia o alla bulimia alle quali manca tuttavia uno dei criteri richiesti per la diagnosi e vengono perciò definite anche sindromi parziali o disturbi sotto soglia, dall’altro una serie di disturbi ancora non completamente definiti e delineati.

Tra le anoressie sottosoglia ve ne è una forma che non presenta, almeno in apparenza, un disturbo dell’immagine corporea. Questo quadro è caratterizzato da una difficoltà a mangiare causata da difficoltà digestive. Le persone che ne soffrono affermano che vorrebbero mangiare ed aumentare di peso, ma non riescono perché, non appena introducono del cibo, compaiono sintomi dolorosi nel tratto gastrointestinale e una fastidiosa sensazione di “avere la pancia gonfia”.

Nella categoria dei disturbi non altrimenti specificati o atipici rientra la sindrome “mastica e sputa” (chewing and spitting): i soggetti che presentano questo disturbo passano parte del loro tempo a masticare grandi quantità di cibo che poi non viene deglutito.

Criteri diagnostici per i Disturbi del Comportamento Alimentare Non Altrimenti Specificati (DSM IV). 

La categoria include quei disturbi alimentari che non soddisfano i criteri di nessuno specifico disturbo dell’alimentazione.

Gli esempi includono:
  1. Per il sesso femminile, tutti i criteri dell’anoressia nervosa in presenza di un ciclo mestruale regolare.
  2. Tutti i criteri dell’anoressia nervosa risultano soddisfatti e, malgrado la significativa perdita di peso, il peso attuale risulta nei limiti della norma.
  3. Tutti i criteri della bulimia nervosa risultano soddisfatti, tranne il fatto che le abbuffate e le condotte compensatorie hanno una frequenza inferiore a 2 episodi per settimana per 3 mesi.
  4. Un soggetto di peso normale, che si dedica regolarmente ad inappropriate condotte compensatorie dopo aver ingerito piccole quantità di cibo (per esempio induzione del vomito dopo aver mangiato due biscotti).
  5. Il soggetto ripetutamente mastica e sputa, senza deglutire, grandi quantità di cibo.

Disturbo da alimentazione incontrollata: ricorrenti episodi di abbuffate in assenza delle regolari condotte compensatorie inappropriate tipiche della bulimia nervosa.