LA BALBUZIE

Citiamo: Conosciamo molto di più sulla balbuzie di quanto riusciamo a capire…” (Curlee)

MODELLO TEORICO
BALBUZIE PRIMARIA e SECONDARIA
FORME DELLA BALBUZIE
EZIOLOGIA
DATI SCIENTIFICI
SINTOMATOLOGIA

MODELLO TEORICO

La balbuzie è un disturbo multifattoriale e pluriforme della personalità, stratificato a livelli, con rilevante componente psicologica e ambientale (dott. Di Liberto Biagio)

Paradossalmente la balbuzie come "sintomo" rappresenta una "forma inadeguata di adattamento" per tensioni esterne o interne all'io. L'ansia correlata si manifesta a livello globale e personale come problema della "comunicazione" verbale, del linguaggio e della relazione con gli altri.

"Il linguaggio, afferma Guberina, è ritmo, intonazione, pausa, modello affettivo, tempo, come tale è dinamico, vive nella relazione, e' un fatto organico, muscolare, psicosintetico: e' la vita"

Espressione fonetica del pensiero, frutto d'integrazione tra sistemi organici e psichici, la voce comunica sin dal primo vagito una "sintesi invisibile" di diversi atti, materializzando agli altri il nostro pensiero in tutta la sua poliedrica varietà.

  • Il desiderio di comunicare emozioni.
  • Richieste legate a necessità fisiologiche.
  • Il desiderio di benessere.
  • Il desiderio di "scoperta" del mondo esterno.
  • La ricerca di gratificazioni positive.
  • Il "benessere" nella relazione con l'ambiente circostante.

Eseguire una serie finalizzata e coordinata di prassie motorie è un'abilità dipendente da molteplici fattori, i principali dei quali sono da riferirsi a strutture e funzioni del sistema nervoso extrapiramidale e specificatamente del cervello intermedio (mesencefalo, diencefalo, archipallio e paleopallio).

La fluenza verbale è abilità che si raggiunge gradualmente, non prima del terzo anno di vita; si può interrompere momentaneamente per ragioni fisiologiche o fisiopatologiche, oppure, anche in modo definitivo, può non essere raggiunta o ristabilita per fattori patologici. Per tali ragione il limen fra disfluenze fisiologiche e patologiche è molto incerto.

top


CILD prevenzione e cura balbuzie


EZIOLOGIA

La balbuzie è un disordine in cui la fluidità del linguaggio può essere gravemente compromessa. Essa è caratterizzata dalla ripetizione involontaria e/o dal prolungamento di suoni, sillabe, parole o frasi, così come da frequenti pause, impedendo il flusso ritmico ed armonico del discorso.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S) classifica la balbuzie come disturbo specifico dello sviluppo, "un disordine del ritmo della parola nel quale il paziente sa con precisione quello che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà".

Mentre le manifestazioni esteriori del disturbo possono essere similari nei bambini e negli adulti, le caratteristiche psicologiche, relazionali e sociali variano sensibilmente con l’età e nel tempo presentando progressivamente una forte interiorizzazione e compromissione.

Il DSM IV-TR, autorevole manuale redatto dall’American Psychiatric Association, precisa che per la diagnosi del disturbo è da considerarsi tra i criteri la comparsa di un’anomalia di scorrevolezza nell’eloquio, con caratteristiche tali da compromettere la normale vita dell’individuo e dei suoi livelli di adattamento nei diversi contesti sociali. Lla  balbuzie è definita come un'anomalia del normale fluire e della cadenza dell'eloquio (inadeguati per l'età del soggetto) caratterizzata dai seguenti elementi:

1) ripetizione di suoni e sillabe

2) prolungamento di suoni

3) interiezioni

4) interruzioni di parole

5) circoncoluzioni (sostituzioni di parole per evitare fonemi)

6) parole emesse con eccessivo tensionamento

7) ripetizione di intere parole monosillabiche

Di contro il manuale diagnostico ICD-10 contempla nella diagnosi la sola durata del disturbo che deve permanere per almeno tre mesi non considerando l’eventuale influenza sulla vita sociale dell’individuo.

Come disturbo della relazione D'ORIGINE PSICOGENA, la BALBUZIE esordisce nutrendosi di situazioni traumatiche, insieme a relazioni difficili e precarie avvertite dalla particolarissima sensibilità del bambino nei primi anni di vita (incerta strutturazione della relazione materna, anaffettività, ecc.). Spesso l'intervento di una situazione reattiva (scatenante) rompe l'equilibrio psico-emotivo dando alla balbuzie - sintomo la possibilità di rappresentare uno scompenso interno, e latente della personalità (balbuzie-sindrome).

Il bambino "sceglie" tra gli innumerevoli sistemi di comunicazione una modalità (la parola bloccata, il linguaggio esitante) che gli garantisce una "cassa di risonanza" sicura per attrarre l'attenzione dei genitori, per comunicare il suo stato interno per "dire" all'adulto di riferimento del suo fastidio riguardo eventi particolari.

I dati statistici rilevano una incidenza molto alta tra le disfluenze tipiche; secondo studi italiani ed europei circa l'1/1,3 % della popolazione italiana adulta ne è affetta. In particolare circa l'85% presentano i primi sintomi in età prescolare.

Sono diverse le traiettorie e le CAUSE di una comunicazione disturbata dopo una iniziale e normale fluenza del linguaggio:

  • Cause remote di origine psico-traumatica.
  • Cause idiopatiche.
  • Cause organico-funzionali (non oggetto delle nostre ricerche).

Rileviamo inoltre tra le cause nei bambini:

  • L'imitazione.
  • I ritardi del linguaggio o disalalie multiple: Ajuriaguerra e Marcelli considerano sino al 50% dei casi.

Ed ancora troviamo in alcuni studiosi una "presunzione d'ereditarietà".

Più precisamente secondo noi è possibile riferirsi ad una predisposizione ambientale-erediataria confermata da storie familiari di balbuzie in circa un 1/3 dei casi. Si tratta secondo i nostri studi di eredità non tanto della balbuzie quanto di una sensibilità accentuata del bambino verso alcuni fattori psicologici e relazionali (ansia dei genitori, disarmonie familiari, ipercorrettismo, genitori ansiosi pronti a correggere le naturali fisiologiche disfluenze). Da rilevare inoltre indiscutibilmente la trasmissione su base genetica di alcune "strutture" provenienti dal genitore balbuziente.

I numerosi studi sulla balbuzie rilevano come importante statisticamente la prevalenza nel sesso maschile, che in Italia, come conferma il Marcelli, si manifesta con un rapporto con il sesso femminile di 1:3, 1:4.

Il DISTURBO DI LINGUAGGIO prima dei 3 - 4 anni è molto diverso dal disturbo che si presenta in seguito (5-6 anni) e ancora diverso dal disturbo che emerge in età adulta. Diverse sono le strutture esterne (sociali e relazionali) ed interne (psicologiche e personali) compromesse nel tempo e negli anni.

Il linguaggio comincia a svilupparsi progredendo rapidamente per una lunga fase della vita dell'infanzia. La ricchezza delle cose che circondano il bambino, il desiderio d'esplorazione e la curiosità naturale si traducono nel desiderio di "domandare" e "comunicare" incessante talvolta maggiore delle effettive capacità ed abilità comunicative.

E' facile quindi che il linguaggio del bambino "in fase di rodaggio" presenti difficoltà nella produzione di suoni, con il vocabolario e con la strutturazione delle prime frasi.

Ripetizione di parole, di sillabe, di frasi intere, esitazioni, prolungamenti, la talvolta frequente riformulazione della frase, sono fenomeni frequenti nelle prime fasi del linguaggio.

Queste "fatiche verbali" del bambino sono segni discontinui presenti anche in bambini non balbuzienti, tuttavia da tenere sotto stretto controllo. "E' una fase di ripetizione di sillabe senza tensione spasmodica o tonica, che interviene verso i 3 -4 anni e che con la balbuzie vera non ha alcun rapporto" (Marcelli).

top


BALBUZIE PRIMARIA E SECONDARIA

Parliamo di una BALBUZIE PRIMARIA, apparente e transitoria, tipica dell'età infantile, costituita da fisiologiche e normali disfluenze e da intermittenti esitazioni e ripetizioni sillabiche iniziali, la cui risoluzione è spontanea in circa il 65% dei casi dei bambini in età prescolare, e che con intervento indiretto dà risultati positivi nella maggior parte dei casi.

Diverso invece è il sintomo tipico dell'età adolescenziale e degli adulti: la BALBUZIE SECONDARIA, nella sua fase "avanzata" e "cronica". Con una sintomatologia varia e con tratti di condizionamento personale e psicologico, la sua rieducazione impegna il paziente e lo specialista in uno processo di controllo verbale e di "contenimento logoterapico-dinamico" dell'ansia interna e relazionale.

top


DATI SCIENTIFICI sulla BALBUZIE

Prendendo spunto dalla sintesi offerta da una delle massime autorità nello studio della balbuzie, Lena Rustin, riportiamo alcuni dati di ricerca condivisi da numerosi ricercatori europei e d'oltre oceano (Van Riper, Sheehan, Bickel, Curlee, Cooper, Gregory, Perkins, Moore, Peters, ecc.)

  • La balbuzie è presente in tutte le culture e gruppi sociali (circa l'1% della popolazione mondiale).
  • Esiste una predisposizione ereditaria (cfr. le nostre osservazioni).
  • La balbuzie colpisce maggiormente il sesso maschile che quello femminile.
  • Il balbuziente mostra maggiori difficoltà a controllare i processi di produzione della parola, richiedendo tempi maggiori per coordinare ed organizzare l'atto verbale.
  • La balbuzie è un disturbo che generalmente insorge nell'età infantile, collocandosi tipicamente nel periodo 2-6 anni.
  • Il balbuziente inserisce nel discorso il sentimento dell'ansia e la personale memoria negativa relativa alla perdita relazionale (sentimenti negativi, imbarazzo, vergogna, ecc.).

Il balbuziente a livello della personalità "mostra maggiori difficoltà nella relaziona e negli adattamenti sociali" (Rustin).

In circa il 65% dei casi dei bambini in età prescolare che presentano forme di "balbuzie primaria" la risoluzione è spontanea; l'intervento indiretto dà risultati positivi nella maggior parte dei casi.

top



FORME della BALBUZIE

Una sintetica classificazione delle forme di balbuzie fa riferimento alla particolare configurazione del "blocco", al suono caratteristico che il blocco verbale manifesta nello sforzo articolare. Seguendo Lucchin e Massa rileviamo una:

  • FORMA TONICA, nella quale si ha un arresto in particolare all'inizio della frase, o con prolungamento della sillaba o anche del fonema iniziale difficile da pronunciare.
  • FORMA CLONICA, nella quale si ha una ripetizione continua o intermittente della sillaba.
  • FORMA PALILALICA o MISTA, caratterizzata dalla presenza di prolungamenti, tonicità e ripetizioni cloniche.

Alcuni studiosi tuttavia tenendo presente la localizzazione anatomica del blocco e degli spasmi muscolari soprattutto nella produzione di alcune consonanti individuano, come il Zerneri, le seguenti forme:

  • FORMA LABIO-COREICA, presenta contrazioni fonoarticolari a livello della lingua e delle labbra ("corea", danza delle labbra) con conseguente difficoltà nella produzione delle consonanti "p/b" e "t/d".
  • FORMA GUTTURO-TETANICA, presenta spasmi e contratture dei fasci muscolari laringei e faringe con difficile produzione delle consonanti "g/k"

top



SINTOMATOLOGIA

Consideriamo una:

(a) Sintomatologia ESTERNA

(b) Sintomatologia INTERNA-PERSONALE

(a) Complessa e varia la "sintomatologia " della balbuzie riguarda alterazioni dei tratti segmentali e soprasegmentali del discorso quali:

  • Sostituzioni verbale e pronuncia intercisa.
  • Attacco brusco ed esplosivo della frase.
  • Forzata accentazione.
  • Attacco forzato nella produzione delle vocali.
  • Loro eccessiva durata (prolungamento).
  • Forzata produzione delle consonanti sia nell'intensità che nella produzione.
  • Ripetizione di parole o sintagmi (più termini), sillabe o singoli suoni.
  • Uso di riempitivi (embolofrasie, perifrasie, interiezioni, tipo "cioè, allora, quindi, ecc.).
  • Pause vocalizzate (cioè..., vero..?, quindi.., ecc.)
  • Pause all'interno della parola o dei sintagmi
  • Fissazioni della postura articolare della bocca, sia silenti (blocco tonico), sia sonori (prolungamento di suoni).

Ed in particolare:

  • Su consonanti esplosive in cui tipica e la ripetizione (pppppronto..)
  • Riguardo prolungamenti su consonanti sibilanti (ssssono stato...), o su vocali (aaaaandrò al mare...).
  • Con pause più o meno lunghe o marcate si accompagnano "BLOCCHI" della fonazione sia all'inizio della frase (..buongiorno...), sia in mezzo (io..mi chiamo..), o in mezzo alla parola (quando...sei venuto..).

Sia le ripetizioni (cloniche) che i blocchi (tonici) si verificano di preferenza all'inizio della frase o della parola, estendendosi tuttavia anche ad altre parti della frase con l'aggravarsi dell'ansia e della tensione interna del soggetto.

(b) La "sintomatologia interna " di carattere secondario della balbuzie riguarda alterazioni del comportamento e degli atteggiamenti che condizionano la sua vita entro frustrazioni e limitazioni che "orientano" le scelte professionali (lavoro), lo studio, e talvolta la vita affettiva.

Il timore di balbettare "autoproduce" e mantiene il balbuziente in una costante situazione "difesa relazionale". Il sentimento negativo che accompagna i blocchi e le esitazioni, la rinuncia a "comunicare" è vissuta come una "punizione" ingiustificata, una sconfitta che si lega a vissuti interni traumatici.

Il circolo (feedback) negativo dell'auto-ascolto alimenta vissuti negativi, "oscurando" il sé e la fiducia di base. Il riproporsi, nella continua aspirazione al cambiamento, di ripetute ricadute nelle stesse difficoltà (coazione a ripetere) lo spingono a continui mascheramenti con gli altri, e ad "evitamenti" verbali (uso di sinonimi), parafrasi nel tentativo di evitare il blocco delle parole. Non incontrando la realtà in modo soddisfacente il soggetto ritrova una costante insoddisfazione personale.

"Intrappolato nel conflitto" di desiderare di parlare (sostenuto da una più che buona capacità) ma di non poterlo, o saperlo fare, ogni sua scelta esistenziale rischia di esser fatta in rapporto alla minore necessità di parlare o di affrontare situazioni d'impegno verbale, che non può sostenere

top