fattori di rischio nella balbuzie

Citiamo: Conosciamo molto di più sulla balbuzie di quanto riusciamo a capire…” (Curlee)

cild balbuzie prevenzione infantile


Per la studiosa L.Rustin in una ricerca condotta nel 1992 su un campione di 209 ragazzi balbuzienti, il 95% ha iniziato prima dei 7 anni, il 27 % prima dei 3 anni, e il 5% dopo i 7 anni. Si consideri come il 40-70/80 % dei ragazzi che balbettano regrediscono naturalmente verso una fluenza normale nell'adolescenza, senza alcun intervento terapico diretto.

Il rapporto tra questa percentuale e la possibilità di cronicizzare il disturbo, rende necessario professionalmente l'intervento precoce da parte di uno specialista e la prospettiva di un approfondimento dell'intervento preventivo contro l'idea comune di uno spontanea regressione, talvolta complicata da inopportuni interventi della sfera familiare e parentale coinvolta emozionalmente con il soggetto. L'intervento precoce non riguarda solamente la diagnosi precoce del sintomo (balbuzie primaria, disfluenze) ma deve altresì preoccuparsi del suo sviluppo nel tempo.

Molto luoghi comuni riguardo l'origine e la causa della balbuzie sono da recuperare e da chiarire, mentre alcuni fattori di rischio sembrano essere confermati statisticamente e scientificamente.

  1. La storia familiare rappresenta un elemento di rischio. In particolare sono a più alto rischio i bambini di nuclei familiari che presentano casi di balbuzie.
  2. Il sesso di bambino. I maschi hanno da due a cinque - sei volte un rischio più di alto di cronicizzare il disturbo rispetto alle femmine. Il figlio di un genitore affetto dal disturbo presenta un rischio maggiore di balbuzie rispetto ad una figlia.
  3. L'età del bambino. L'età più critica risluta essere tra i 2 e gli 11 - 12 anni, in particolare tra i due e i 5 - 6 anni.
  4. Nel ritardo mentale aumenta significativamente il rischio di balbuzie (cfr. sindrome di down).
  5. I gemelli. Vi sono evidenze statistiche (si vedano le nostre considerazioni precedenti) che confermano un più alto rischio di balbuzie tra i gemelli.
  6. La personalità dei genitori (livelli d'ansia elevati, moduli comportamentali rigidi e perfezionisti, ecc,) può rappresentare un elemento (debole) di rischio.
  7. Aspettative negative e atteggiamenti svalutativi dei genitori nei confronti del figlio rappresenta un elemento (debole) di rischio.
  8. Disordine fonologico, blesità e ritardo dello maturazione linguistica può rappresentare un fattore di rischio nella balbuzie.
  9. Non sono confermati gli effetti della deprivazione socio-economica nell'eziologia della balbuzie.
  10. Il processo d'imitazione non sembra rappresentare un fattore forte di rischio nell'insorgenza della balbuzie.
  11. Il bilinguilismo rappresenta un fattore debole (tuttora oggetto d'indagine statistica a livello mondiale) di rischio nella balbuzie

I risultati delle nostre ricerche confermano (in linea con studiosi quali Starweather e Conture) la presenza di alcuni elementi caratteristici nel linguaggio di un bambino a rischio balbuzie (TAVOLA A) cronicizzando le disfluenze iniziali.

TAVOLA A

ELEMENTI fonetici caratteristici del LINGUAGGIO a RISCHIO

  1. Le disfluenze raggiungono più del 3/4%.
  2. Quando in una serie di 100 parole si rilevano circa il 28/30% di prolungamenti sul totale delle difluenze presentate.
  3. Quando sono presenti frequenti ripetizioni di fonemi e di sillabe della prima parola della frase.
  4. La ripetizione di fonemi o sillabe rappresentano più dell'1% delle interruzioni verbali (sul totale di circa 200 sillabe con valore comunicativo).
  5. Quando la perdita del contatto visivo supera circa il 50% del tempo della relazione verbale.


Offriamo inolttre alle famiglie e agli specialisti una TAVOLA SINOTTICA (B) per una possibile valutazione e lettura semiologia delle "anomalie" del linguaggio del bambino a rischio di balbuzie rispetto ad una disfluenza di sviluppo "normale".


TAVOLA B

BALBUZIE PRIMARIA

Fase iniziale (fino ai tre anni)

Fase transitoria (fino ai 6-8 anni)

DISFLUENZA NORMALE O DI SVILUPPO

La disfluenza si presenta spesso tra due e 5/6 anni con ampi intervali di fluenza.

Esiste una relazione statistica tra la precocità delle disfluenze e il disturbo.

Ritmo del parlare irregolare, arresti alternati a brusche accelerazioni.

La disfluenza si presenta spesso tra due e 5/6 anni con brevi intervalli di fluenza.

"Disfluenze di rodaggio" in presenza di una immaturità della funzione neuro-motoria del linguaggio e dell'integrazione tra funzioni cerebrali.

Maggiore regolarità nel ritmo dell'eloquio ed uniformità nella velocità dell'eloquio.

Le ripetizioni presentano alterazioni della frequenza e della durata. La ripetizione è più rapida ed irregolare e possono avvenire su segmenti verbali di lunghezza variabile.

Prolungate ripetizioni di una sillaba (due, tre,cinque volte e più, anche all'interno di una stessa parola.

Durata dei prolungamenti superiore a due/tre secondi.

Le ripetizioni di parole o suoni accadono più di una volta ogni quattro/cinque frasi (5 o più volte per 100 parole).

Le ricerche di E. Yairi mostrano che le ripetizioni in bambini a rischio di balbuzie sono molto più rapidi di bambini normalmente fluenti riguardo l'età.

Ripetizioni di segmenti della parola come sillabe, suoni, di parole monosillabiche più moderate. Brevi interruzioni e pause molto lievi.

Ripetizioni, pause e una generale confusione del linguaggio (di pensare e ci comunicare qualcosa) è normale in un bambino che sviluppa la sua padronanza.

Prolungamento di alcuni suoni per più di uno/due secondi.

Le fissazioni della postura articolatoria si manifestano come arresti che possono essere vocalizzati (prolungamenti di suoni) o silenziosi (arresti tonici)

I prolungamenti ed arresti si verificano per la maggior parte all'inizio della frase o della, parola aggravandosi talvolta con la presenza all'interno di segmenti verbali

La disfluenza di sviluppo può anche riguardare l'uso di esitazioni e riempitivi (uhm, e.., allora...)

Prolungamenti di singoli suoni per meno di un secondo.

Le disfluenze aumentano quando il bambino è  eccitato, apprensivo o quando è in una situazione di Competizione verbale nella relazione con gli altri.

Pause silenziose che accompagnano il tentativo verbale

Presenza di vuoti o di pause nel mezzo di una singola parola.

Marcata episodicità della sintomatologia fonetica e con ampi intervalli temporali (anche settimane)

Sintomatologia accessoria INTERIORE (fase AVANZATA): segni di conflitto interiore e di tensione, anticipazioni mentali del blocco, tentativi di esitamento verbale, rinuncia a comunicare

Possibilità di arresti fra una parola e l'altra ma raramente all'interno di essa

Periodicità quasi assente e comunque con minori intervalli temporali.

Nessuna "tensione interna" o perdita secondaria a livello emotivo o relazionale (scoraggiamento, sentimento della diversità nei confronti di altri bambini, ecc.)

Posizioni d'articolazione AMPLIFICATE e rigide

Sintomatologia accessoria ESTERIORE: possibili contrazioni muscolari (spasmi) della bocca o comunque forme inadeguate di gestione della parola nel tentativo di evitare di balbettare.

Iniziali tremori lievi che possono interessare vari segmenti del volto (occhi, labbra, lingua, ecc.).

Assenza di spasmi, ipertonie e/o sincinesie della muscoltura del volto o del tronco

Articolazione mandibolare meno rigida

Difficoltà a mantenere il contatto oculare (distogliere lo sguardo) con l'interlocutore.

Frustrazione nel parlare ("non riesco a parlare...").

Crisi di pianto e mascheramento della bocca con le mani.

Frequenti "tentativi di comunicazione" non finalizzati positivamente.

Continuo e costante contatto visivo con l'interlocutore

Precisazione:

studiosi come Lasalle e Conturne ed altri  mostrano come le madri di bambini che balbettano hanno tempi di contatto visivo più lunghi rispetto a madri di bambini normoloquenti, come se li dovessero guidare nella loro difficoltà, o mostrare che sono attenti alle loro difficoltà.


Lo studioso Edmund Yairi afferma, a conferma della transitorietà del quadro logopatico, che bisogna attendere circa 20 mesi dall'insorgere della sintomatologia verbale per poter compiere una seria valutazione tra una balbuzie vera (cronica e stabilizzata) e una balbuzie temporanea, apparente e transitoria.

Questi criteri destinati più alla ricerca che alla clinica devono comunque orientare nell'esperienza terapeutica la presa in carico del disturbo da parte dello specialista al di là di considerazioni soggettive e riduttive.

Condividiamo con l'orientamento della ricerca internazionale la necessità di prendere in carico la famiglia nel momento in cui l'inquietudine del soggetto e la preoccupazione dei genitori divengono fattori negativi per lo sviluppo verbale. Le reazioni emotive si confermano criteri di grande importanza nella prevenzione della balbuzie.

Il quadro presentato non è esaustivo di tutti i segnali/sintomi che possono permettere di individuare i primi segnali di una balbuzie infantile, ma sono nella loro generalità i più comuni.